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Allungamento muscolare globale decompensato decompensato (AMGD) mediante Pancafit®: un’ipotesi di trattamento rivolta alla persona affetta da BPCO
 
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BRESCIA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA
 

Tesi effettuata da Marika Bassi (Formazione Base Metodo Raggi®) studentessa del corso di Laurea in Fisioterapia c/o la Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Brescia, A.A. 2005/2006.

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 115 pagine.
 
1. Introduzione
La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è stata riconosciuta come la quinta causa di morte nel mondo e la sua incidenza mostra un incessante incremento.
Essa è caratterizzata da un progressivo deterioramento nel tempo della funzione respiratoria, con conseguente disabilità permanente evidenziabile dalla dispnea, dalla ridotta tolleranza allo sforzo fisico e dal conseguente impatto negativo sulle attività della vita quotidiana.
Si instaura così un biofeed-back negativo, in quanto l’immobilità causa un’ulteriore riduzione delle masse muscolari e costringe i pazienti ad essere dispnoici a carichi di lavoro sempre meno elevati.
Data la cronicità e la progressione della malattia, la Riabilitazione Respiratoria (RR), gioca un ruolo fondamentale ed è parte integrante della gestione della malattia.
Dalle ricerche effettuate la maggior parte della RR rivolta al paziente con BPCO è di tipo aspecifico, ovvero agisce indirettamente sul sistema respiratorio attraverso il consumo di ossigeno, tralasciando la correlazione tra parete toracica e fisiopatologia respiratoria. Un intervento riabilitativo specifico è invece inteso come intervento che agisce direttamente sul sistema respiratorio tenendo presenti sia la compromissione fisiopatologica del polmone, sia le condizioni funzionali della parete toracica.
In questa tesi ho quindi preferito indagare un tipo di approccio specifico che mettesse in risalto sia la specifica tipologia clinica che la specifica alterazione muscolo-scheletrica indotta dalla patologia di ogni paziente.
Oltre alla valutazione del quadro fisiopatologico respiratorio ho posto in evidenza l’analisi delle alterazioni motorie (mobilità e deformabilità della parte toracica, condizioni miofasciali e osteoarticolari del rachide e delle strutture che partecipano alla sinergia ventilatoria, alterazioni posturali…), cercando di adeguare il programma riabilitativo alle caratteristiche soggettive del singolo paziente.
Colpita ad un convegno dalle molteplici possibilità dell’utilizzo di Pancafit®, solitamente utilizzato per patologie ortopediche, mi sono chiesta se una metodica così personalizzabile, basata sull’Allungamento Muscolare Globale è in grado, associata all’Espirazione Rilasciata, (già utilizzata in precedenza e basata sull’allungamento dei muscoli accessori dell’inspirazione) di modificare le alterazioni muscolo-scheletriche indotte dalle Broncopneumopatie Cronico Ostruttive, in particolare con componente enfisematosa, e migliorare così la qualità di vita di tali pazienti.
 
2. Scopo
Lo scopo della Riabilitazione deve quindi essere quello di incrementare la possibilità di partecipare ad attività fisiche e sociali, di conseguenza, apportare indirettamente un miglioramento della qualità della vita.
Ho ritenuto necessaria l’integrazione con l’Espirazione Rilasciata per i seguenti motivi: il rilassamento muscolare secondo Jacobson è un’ottima preparazione alle sedute con Pancafit®, in quanto migliora la capacità del paziente ad “ascoltarsi” e quindi lo aiuta a discriminare la localizzazione e l’intensità delle tensioni; inizialmente solo un approccio diretto e manuale sulla parete toracica del paziente permette al terapista di valutare adeguatamente le modificazioni muscolo-scheletriche apportate dalla patologia e mobilizzare la parete toracica personalizzando il trattamento.
Ho inoltre ritenuto utile mantenere la PEP durante tutte le quindici sedute di trattamento, per ridurre il collabimento precoce delle vie aeree durante la fase espiratoria.
Lo scopo della mia tesi è quello di analizzare la possibilità, con un adeguato trattamento riabilitativo specifico e personalizzato, di incrementare i metri percorsi nel Walking Test, i valori della Mip (indice di forza dei muscoli respiratori), ridurre la dispnea misurata mediante scala di Borg, aumentare la flessibilità per dare maggior autonomia nelle ADL e soprattutto migliorare i parametri del Chronic Respiratory Questionnaire (CRQ), un questionario che valutando la dispnea, la fatica, lo stato emozionale e il controllo sulla malattia , è finalizzato a stimare la qualità della vita dei pazienti con patologie respiratorie croniche.
Tramite l’allungamento muscolare globale decompensato (AMGD) nella persona affetta da BPCO ricercheremo:
  1.  L’ottimizzazione dei compensi (per arrivare al miglioramento della funzionalità respiratoria);
  2.  Il miglioramento dell’articolarità e della forza degli arti superiori e inferiori;
  3.  L’incremento della flessibilità generale;
  4.  Incremento dell’autonomia nelle ADL e della QUALITA’ DELLA VITA, parametro fondamentale in patologie croniche e progressive quali le BPCO.
Scopo del nostro trattamento sarà dunque anche quello di incrementare (per quanto la patologia lo consenta, vista la cronicità e la progressione) o quanto meno preservare, l’articolarità e la forza muscolare aiutando così i pazienti a mantenere il più possibile l’autonomia nelle ADL e cercando di migliorare la loro qualità della vita.
Tale tipo di intervento è importante anche perché la dispnea che accompagna tali pazienti, talvolta anche nelle attività più semplici, li porta a ridurre, più o meno consciamente, il livello di attività fisica che erano solitamente abituati a svolgere. Tutto questo, in aggiunta al deperimento muscolare già apportato dalla malattia sistemica, “esita in una riduzione della capacità cardiopolmonare e in un’atrofia da disuso dei muscoli degli arti inferiori” (Paul W.Jones et al., 1995), oltre che in una limitazione dello stile di vita, in quanto i pazienti spesso riducono l’attività fisica più per fatica agli arti inferiori che per dispnea.
È dunque ipotizzabile l’importanza dell’allungamento dei muscoli retratti dei pazienti affetti da BPCO. In particolare ci focalizzeremo sui seguenti punti:
  • durante i primi minuti su Pancafit: presa di coscienza del proprio assetto posturale e del tipo di respirazione adottato
  • allungamento di SCOM (sterno-cleido-occipito-mastoidei) e spinali per incentivare il più possibile la forza dei muscoli respiratori accessori
  • allungamento della catena posteriore, in particolare degli ischio-crurali, per ripristinare quanto più possibile l’articolarità e incrementare la forza degli arti inferiori, diminuendo così la sensazione di fatica durante la deambulazione
  • sull’allungamento dei muscoli degli arti superiori, al fine di recuperare per quanto possibile la mobilità articolare e far si che il paziente abbia così a disposizione più energia sia per la respirazione che per lo svolgimento delle adl.
 
3. Materiali e Metodi
Abbiamo selezionato cinque pazienti affetti da BPCO di grado III o IV, a componente enfisematosa (per meglio evidenziare le modificazioni muscoloscheletriche apportate dalla patologia), non in ossigeno terapia, di età compresa tra i 70 e gli 85 anni. Sono stati esclusi soggetti con neoplasie, con asma bronchiale grave, con malattie autoimmuni in fase attiva, con malattie reumatiche in fase acuta, con osteoporosi in stato avanzato e con scoliosi strutturata con oltre 30°Cobb.
 
I MATERIALI UTILIZZATI
  • Pancafit e accessori relativi (cuscinetti, palline, cinghia blocca gambe)
  • Pep (Pressione Espiratoria Positiva) ottenuta mediante una colonna di 5 cm di acqua contenuta in una bottiglia, dentro la quale pesca un tubo di pvc del diametro interno di 1cm e lungo circa 80cm;
Strumenti per la valutazione posturale:
  • Strumenti per la valutazione posturale: metro, per la valutazione delle distanze (bending in flessione anteriore) e compilazione di una scheda di valutazione
 
PROTOCOLLO DEL TRATTAMENTO
1. Valutazione iniziale
2. Cinque sedute di Espirazione Rilasciata
3. Dieci sedute di Allungamento Globale Decompensato con Pancafit® della durata di 40’ circa, con frequenza 2/3 volte a settimana
4. Valutazione finale
5. Follow-up dopo due mesi
La Valutazione iniziale è stata così suddivisa:
  • Spirometria
  • Valutazione respiratoria ed esame obiettivo della parete toracica
  • Mip
  • Scala di Borg
  • Valutazione posturale + bending in flessione anteriore
  • Walking test (6MWT)
  • CRQ ( The Chronic Respiratory Disease Index Questionnaire).
Il CRQ è stato sviluppato per misurare la qualità della vita in pazienti con malattie croniche respiratorie, intendendo con “qualità della vita” il modo in cui una persona si sente e affronta le attività della vita di tutti i giorni.
 
TIPOLOGIA DELLE SEDUTE DI AMGD
Durante tutte le sedute il trattamento si è svolto con l’utilizzo della Pep, per favorire il completo svuotamento dei polmoni a fine espirazione.
Ogni seduta è stata dunque suddivisa nel modo seguente, introducendo gli esercizi e i tempi di trattamento in modo graduale e personalizzato:
  1. Nei primi minuti del trattamento viene richiesta al paziente la presa di coscienza del proprio pattern respiratorio e della posizione assunta su Pancafit® (punti di appoggio, muscoli più e meno rilassati, allineamento corporeo);
  2. Introduzione del “respiro paradosso”, per favorire la discesa del petto durante l’espirazione;
  3. Allungamento dei pettorali tramite l’apertura delle braccia (abduzione 90°, extrarotazione delle spalle e supinazione degli avambracci), sfruttando la forza di gravità e posizionando il lato dorso a terra e sollevando il lato gambe sino a dove l’elasticità del paziente lo consente (ricerca graduale dei 90°);
  4. Allungamento specifico dei pettorali e degli arti superiori in espirazione, tramite l’allontanamento delle palline dal piano sagittale (facendole scorrere a terra);
  5. Allungamento di trapezi, sterno-cleido-occipito-mastoidei e scaleni;
  6. Allungamento di dorsali e gran dentato
 
4.Risultati
La MIP, rappresentante la forza dei muscoli inspiratori, ha mostrato risultati variabili: è notevolmente migliorata in due pazienti su cinque, lievemente incrementata in un paziente e leggermente peggiorata negli ultimi due pazienti, di cui uno aveva però mostrato un sostanziale miglioramento a fine trattamento.
La Scala di Borg, che prende in esame la sensazione soggettiva di dispnea in diverse situazioni (da seduto, supino, decubiti laterali e sotto sforzo), non ha mostrato sostanziali variazioni.
L’analisi del Walking Test (6 minuti) ha mostrato un notevole incremento dei metri percorsi in tutti e cinque i pazienti soprattutto a distanza di due mesi dal trattamento. Ciò significa che nello stesso tempo i pazienti sono riusciti a percorrere più metri mantenendo invariata o riducendo ( 2 pazienti su 5) la sensazione soggettiva di dispnea sotto sforzo.
Il test del Bending anteriore, che analizza la distanza misurata in centimetri delle mani del paziente da terra durante la flessione anteriore del busto, ha dato risultati più che soddisfacenti in tutti i pazienti, tenendo anche presente l’età avanzata dei soggetti presi in esame. Infatti anche a distanza di due mesi dal trattamento la flessibilità acquisita al termine del trattamento si è mantenuta: il primo paziente ha guadagnato 10 cm, il secondo 12 cm, il terzo 13 cm, il quarto 10 cm e il quinto 8 cm. L’analisi statistica tramite t di Student dei dati raccolti ha inoltre ne ha inoltre evidenziato la significatività.
Il CRQ (Chronic Respiratory Questionnaire), finalizzato a mostrare i cambiamenti soggettivi della qualità della vita in un certo periodo di tempo, ha praticamente mostrato un incremento del valore dei parametri in tutti i pazienti e in tutte le aree prese in esame (dispnea, fatica, stato emozionale e controllo sulla malattia). In particolare è risultato essere significativo mediante analisi statistica (t di Student) il parametro “dispnea”.
 
5. Conclusioni
La casistica limitata non mi permette di sostenere che l’ipotesi di trattamento effettuata sia o meno veramente efficace.
La significatività statistica degli items relativi a “CRQ-dispnea” e “bending” la definirei però quanto meno incoraggiante per affrontare un ulteriore Studio scientifico dove vengano presi in esame anche l’elettromiografia dei muscoli inspiratori e un’accurata analisi posturale tramite pedana stabilometrica, per valutare l’efficacia o meno del trattamento sia sul reclutamento della muscolatura accessoria, sia sulla modifica della postura apportata dalla patologia.
Per quanto riguarda la significatività dei risultati ottenuti relativi alla dispnea dei pazienti trattati, essa assume notevole rilevanza, soprattutto considerando la cronicità e la progressione di tali patologie e l’impossibilità di apportare sostanziali modifiche alla funzionalità respiratatoria. La valutazione della qualità della vita ha infatti prioritaria importanza nell’esprimere le reali condizioni del paziente e l’impatto della patologia sulla qualità della vita, e un miglioramento della percezione soggettiva di dispnea dovrebbe essere l’obiettivo fondamentale di ogni trattamento di RR rivolto al paziente con BPCO.
Prendendo in considerazione il miglioramento del “bending anteriore” , esso si traduce nel paziente in una maggiore flessibilità e mobilità articolare. Ciò significa non solo una maggiore autonomia durante l’esecuzione delle attività di vita quotidiana ma anche una sostanziale riduzione della dispnea durante l’esecuzione di attività in flessione anteriore del tronco che solitamente la eccentuano.
Esaminiamo oltre a ciò l’ottimizzazione dei tempi di trattamento: il paziente tramite Pancafit® potrebbe facilmente svolgere l’attività anche nell’ambiente domestico, mantenendo quindi forse più a lungo i risultati ottenuti durante l’ospedalizzazione; mentre il terapista, dopo le prime sedute in cui valuta le priorità individuali del singolo paziente e gli insegna l’esecuzione degli esercizi da svolgere con Pancafit®, è in grado sia di rendere con il progredire del trattamento il paziente sempre più autonomo, sia di migliorare la sua percezione corporea, invitandolo ad esempio ad auto-correggere una postura o ad avvertire i punti di maggior tensione.
Anche durante il trattamento stesso, con l’Espirazione Rilasciata si agisce su un solo gruppo muscolare per ogni manovra; con l’Allungamento Muscolare Globale Decompensato invece, oltre ad essere resi più evidenti i compensi antalgici messi in atto dal corpo, il trattamento è di tipo globale: spinali, ischio-crurali e pettorali possono ad esempio essere allungati contemporaneamente tramite una postura globale che tiene presente l’interazione delle varie catene cinetiche; le posture globali inoltre, talvolta parzialmente eseguibili attivamente dal paziente, favoriscono inoltre sia l’ottimizzazione dei tempi di trattamento che una maggior presa di coscienza corporea.
Considerando dunque da un lato l’esiguo numero di pazienti trattati e dall’altro i risultati complessivamente soddisfacenti ottenuti, ritengo che questa tesi possa dare ottimi spunti preliminari a successive ricerche analizzanti l’AMGD nella persona con BPCO.

Allungamento Muscolare Globale Decompensato e postura

UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA
 

Tesi effettuata dal Dott. Stefano Piloni (Formazione Metodo Raggi®), studente del Master post-lauream inPosturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2002/2003

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 55 pagine.
 
1. Introduzione
La corretta ampiezza fisiologica di movimento, che ogni articolazione possiede, dipende dal buon rapporto articolare e dall’equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano. Se si va ad agire su uno schema posturale sbilanciato con una tecnica globale, allo scopo di restituire elasticità, lunghezza e simmetria alle catene, questo si dovrebbe riequilibrare e con lui anche il rapporto articolare.
 
2. Scopo
Lo scopo di questa ricerca è verificare se lavorando con il “Metodo Raggi®” di allungamento muscolare globale decompensato su Pancafit® basato sul detensionamento muscolo-articolare globale, si hanno delle variazioni della postura in relazione ai parametri monitorati, ipotizzando sia una tendenza al riallineamento verso parametri ideali di postura, sia una diminuzione del dolore nei punti in cui era presente.
 
3. Materiale e Metodi
La ricerca è stata effettuata su 24 soggetti, suddivisi in tre gruppi composti di otto persone ciascuno, soggetti con un’età compresa tra 40 e 70 anni, senza distinzione di sesso, di livello sociale, con atteggiamenti posturali adattativi e scelti indipendentemente dalla presenza di algie, tranne fasi acute. Sono stati esclusi dalla ricerca, soggetti con ipertensione o flebopatie, malattie oncologiche, scoliosi ortopediche e chirurgiche (> di 25° COBB), gravi osteoporosi, vestibolopatie, demenza senile e turbe neurologiche.
Un gruppo è stato trattato con il “Metodo Raggi®” su Pancafit®, con un protocollo di lavoro settimanale, per un tempo di 45 minuti ad ogni seduta e per un periodo della durata di 6 settimane, mentre gli altri due gruppi sono stati di controllo.
Nei due gruppi di controllo restanti, uno ha svolto un lavoro di ginnastica dolce e stretching classico “metodo B. Anderson”, con frequenza bisettimanale, mentre l’altro non ha svolto nessun lavoro ginnico ne kinesiterapico specifico, continuando nella propria quotidianità.

La ricerca si è svolta in tre fasi:

  1.  un pre-test, cioè un esame posturale dove è stata valutata la statica in posizione eretta nei tre piani dello spazio, con un esame classico di base del sistema tonico posturale; la verticale di Barrè sul piano frontale; l’elasticità della catena posteriore, con il sidebending anteriore; le asimmetrie destra/sinistra del sistema extrapiramidale, con il test della marcia sul posto di Unterberger; ed il dolore attraverso la scala analogica visiva (VAS).
  2.  un protocollo di lavoro specifico in base ai gruppi;
  3.  un post-test, dove si è andati a verificare le variazioni, sulla base dello stesso esame posturale del pre-test.
 
4. Risultati
1) Nella figura è raffigurato il grafico della rotazione del capo con le variazioni % tra la somma dei valori del pre-test e la somma dei valori del post-test, che si distaccano dallo 0 fisiologico ideale, riscontrati nei soggetti nei tre gruppi. Abbiamo messo a confronto le variazioni avute nella capacità di rotazione a destra, a sinistra e medio nei tre gruppi. Il gruppo 1 ha ottenuto un riallineamento medio totale del 63% con un valore sensibilmente maggiore nell’aumento della rotazione destra (76%) rispetto alla sinistra (43%). Nel gruppo 2 i valori sono molto più appiattiti; l’aumento della rotazione del capo a destra è risultato del 32%, a sinistra del 28%, con un aumento % medio del 30%. Nel gruppo 3 i valori sono gli stessi per tutti e tre i parametri: 6% per la rotazione a destra a sinistra e media.
piloni11 Fig. 1 – confronto in % tra i 3 gruppi nel test di rotazione del capo.
piloni21 Fig. 2 – numero di pazienti, su un campione totale di 8 persone (colonna rossa), con rotazione del capo simmetrica a destra e a sinistra effettuata tra i gruppi.
Nella rotazione del capo, oltre all’aumento di mobilità, si è evidenziato un riequilibrio tra il valore della rotazione destra e quello della rotazione sinistra. Possiamo notare come nel gruppo 1, nel pre-test solo 2 persone su 8 avevano una rotazione simmetrica su ambo i lati, invece nel post-test sono salite a 6. Nel gruppo 2, il risultato è stato inferiore; da 2 sono passate a 4, mentre nel gruppo 3 da 1 a 2.
 
2) Mettendo a confronto in un unico grafico le variazioni % per la verticale di Barrè, si può notare con maggiore evidenza la significatività delle variazioni ottenute nel gruppo 1 rispetto ai restanti gruppi.
piloni31 Fig. 3 – variazione % nei tre gruppi eseguita a inizio e fine trattamento per la verticale di Barrè.
3) Nella valutazione del sidebending abbiamo messo a confronto le variazioni % di flessibilità destra, sinistra e la media tra le due, nei tre gruppi. Nel gruppo 1 si è rilevato un aumento dell’emilato destro del 75%, dell’emilato sinistro del 77% con una media del 76%. Nel gruppo 2 i valori rilevati tra l’emilato destro e sinistro sono nettamente discordanti con un 70% nel destro e uno 0% nel sinistro, con una % media del 44%. Nel gruppo 3 si è evidenziata una variazione pressoché insignificante, con un 1% a destra, un 4% a sinistra ed una media del 3%.
Anche in questo caso, oltre all’incremento di flessibilità, si è notato un ritorno alla simmetria nel gruppo 1, cosa non verificatasi nei restanti due gruppi. Possiamo notare che nel gruppo 1, nel pre-test erano 4 persone su 8 che avevano una flessibilità simmetrica su ambo i lati, invece nel post-test tutti i soggetti hanno raggiunto questo obiettivo. Nel gruppo 2 e nel gruppo 3 non ci sono state variazioni: nel gruppo 2 nel pre-test e nel post-test il numero dei soggetti è rimasto invariato a 5, nel gruppo 3 a 3 soggetti.
piloni41 piloni51
Fig. 4 – variazione % nei tre gruppi eseguita a inizio e fine trattamento per il Sidebending. Fig. 5 – numero di pazienti, su un campione totale di 8 persone (colonna blu), con flessibilità simmetrica a dx e sx, effettuata su tre gruppi.
4) Nel test di Unterberger i valori ottenuti risultano piuttosto contrastanti e non propriamente in linea con i precedenti valori ricavati.
Probabilmente ciò è dovuto alle diverse variabili interne (quali l’apparato dentale, l’apparato vestibolare, l’aspetto emotivo…) ed esterne non sempre controllabili come si vorrebbe. E’ raffigurato il grafico con le variazioni % tra la somma dei valori del pre-test e la somma dei valori del post-test, che si distaccano dallo 0 fisiologico ideale, riscontrati nei soggetti nei tre gruppi. Nel gruppo 1 c’è stata una riduzione della rotazione, con una variazione dell’8% e una riduzione degli spostamenti antero/posteriori, con una variazione del 17%, ma un notevole peggioramento negli spostamenti laterali con -103%. Il gruppo 2 ha avuto una variazione del 9% sulle rotazioni, un -38% negli spostamenti laterali e un -12% negli spostamenti antero/posteriori. Nel gruppo 3 si è riscontrato un consistente -71% nelle rotazioni, un -15% negli spostamenti laterali e un 13% negli spostamenti antero/posteriori.
piloni61 Fig. 6 – variazione % nei tre gruppi eseguita a inizio e fine trattamento nel Test di Unterberger.
5) Come ultimo parametro valutato abbiamo le variazioni del dolore riscontrato dai soggetti dei 3 gruppi. Nel primo gruppo, 7 soggetti su 8 lamentano una o più sintomatologie dolorose valutate attraverso una scala VAS nel pre-test, verificate poi nel post-test e valutate le eventuali variazioni con una %. La somma di queste % ha portato alla definizione del valore medio globale del gruppo (media %). Il sig. Luigi R. lamentava un dolore lombare pari a 60 nel pre-test ridottosi a 15 nel post-test ed un dolore all’anca sinistra pari a 70 e rimasto invariato. Mariella S. presentava un dolore dorsale di 40 e diminuito a 15 e un dolore lombare di 40 rimasto tale. Liliana L. manifestava un dolore dalla cervicale alla spalla di intensità 60, ridottosi ad un valore di 30 e un dolore al polso destro valutato 100 che si presentava con una media di ±5 volte al giorno per una durata di qualche minuto, diminuito come intensità a 70 e come frequenza a ±2 volte al giorno. Elvia V. lamentava una opprimente tensione cervicale costante nella giornata valutata con una intensità di 75, risoltasi a 0. Alma S. presentava un dolore lombare mattutino pari a 45 e diminuito a 15. Cesarina S. lamentava un dolore lombare costante pari a 60 ridottosi a 30, un dolore all’anca destra che si evidenziava con lo stare seduta e in alcuni movimenti, diminuito a 20 ed un dolore cervicale mattutino che da 50 è passato a 0. Mettendo a confronto in un unico grafico le variazioni % si può notare con maggiore evidenza la significatività delle variazioni ottenute nel gruppo 1 rispetto al secondo e ancora di più rispetto al terzo.
piloni71 Fig. 7 – confronto delle variazioni in % nei tre gruppi eseguita a inizio e fine trattamento secondo la scala VAS.
 
5. Conclusioni
I risultati di questa ricerca dimostrano come Pancafit® ed il Metodo Raggi® abbiano apportato delle variazioni significative alla postura, con una tendenza al riallineamento verso parametri fisiologici ideali. I risultati migliori si sono avuti nella riduzione delle deviazioni nei parametri monitorati nell’esame di base del sistema tonico posturale (gr. 1: 70%, gr. 2: 12%, gr. 3: -3%) (vedi fig. 4), nella verticale di Barrè sul piano frontale valutata come indice di riallineamento (gr. 1: 77%, gr. 2: 10%, gr. 3: 4%).
Anche nella valutazione della rotazione del capo si è avuta una differenza % significativa con un aumento medio della mobilità del 63% nel primo gruppo, del 30% nel secondo gruppo e un 6% nel terzo (vedi fig. 8). In questo caso si è avuto anche un significativo ritorno alla simmetricità con un incremento di 4 soggetti dal pre-test al post-test per il gruppo 1, mentre sono stati 2 nel gruppo 2 ed 1 nel gruppo3.
Significativo è stato anche l’aumento di flessibilità riscontrato nel test del sidebending anteriore che ha evidenziato un incremento medio del 76% per il gruppo 1, del 44% per il gruppo 2 e del 3% per il gruppo 3. Ancora più importante, in questo parametro, è stato il ritorno alla simmetricità nella totalità dei soggetti che da 4 del pre-test sono passati ad 8 nel post-test. Nel gruppo 2 e nel gruppo 3, non ci sono stati soggetti che nel post-test hanno ritrovato la simmetria. L’unico parametro che discorda dai precedenti valori monitorati è il test di Unterberger, dove i valori ottenuti risultano piuttosto contrastanti e non propriamente in linea con i precedenti. Probabilmente ciò è dovuto alla sensibilità di questo test e alla molteplicità delle variabili che concorrono nel condizionare il risultato finale. Queste possono essere sia intrinseche al soggetto stesso, quali l’apparato dentale, l’apparato vestibolare, l’aspetto emotivo ed altre, sia estrinseche, ossia date dall’ambiente, che, per quanto si voglia, non possono essere controllabili. Per questi motivi non si è riscontrato un certo filo logico nei risultati ottenuti.
L’ultimo parametro valutato, ma non per ordine di importanza, è stato il dolore. È doveroso annotare la disparità delle casistiche monitorate nei tre gruppi, ma è stata una scelta motivata dalla mia ricerca personale di voler valutare l’efficacia di questo metodo. Per questo motivo è da chiarire che le percentuali dei gruppi 2 e 3 potrebbero non essere del tutto attendibili, vista la limitata presenza dei soggetti con sintomatologie algiche. Ad ogni modo, questo non vale per il primo gruppo dove 7 soggetti su 8 presentavano una o più sintomatologie dolorose. In questo caso non è confutabile la percentuale di miglioramento ottenuta del 60%. Considerando che, in questo metodo (derivato da Mézières), l’osservazione e l’esperienza sono fattori estremamente condizionanti sul risultato finale, posso affermare con tranquillità che in alcuni casi, quali Luigi R. e Mariella S. in particolare, ed altri, con una maggiore pratica del posturologo forse si potevano raggiungere migliori risultati. In conclusione, possiamo affermare la buona efficacia di Pancafit® e del Metodo Raggi®, che ha evidenziato valori di riallineamento e di ripristino della simmetricità tra il 70 e il 100%, senza, però, sottovalutare l’azione positiva riscontrata nel secondo gruppo dove si è praticato un lavoro di ginnastica dolce e stretching. Sono risultate pressoché insignificanti le variazioni riscontrate nel gruppo 3 di controllo puro.
Si è rilevato, dopo le 8 sedute di trattamento, nel gruppo campione con Allungamento Muscolare Globale Decompensato su Pancafit® Metodo Raggi® un riequilibrio tra lato dx e sx (acquisto 1,35cm) raggiungendo una differenza quasi inesistente di 0,5 cm. Il riequilibrio nel gruppo di controllo con allungamento muscolare analitico di Bob Anderson è inesistente in quanto è rimasta una differenza invariata.