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Le catene muscolari fra ATM e postura

UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE DI MILANO
 

Tesi effettuata da Valeria Gallinari (Formazione Metodo Raggi®), studentessa di Scienze e Tecniche delle Attività Motorie c/o la Interfacoltà di Scienze della Formazione e Medicina e Chirurgia – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, A.A. 2007/2008

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 140 pagine.

 

1. Introduzione
L’obiettivo di questa ricerca è unire il lavoro e la conoscenza dell’ortodonzia a quello della posturologia.
Analizzeremo come non si possano considerare isolati tra di loro, ma come ortodonzia e posturologia si trovano in relazione.
L’aumentare dei casi di cervicalgia (2/3 della popolazione) mi ha portato ad analizzare sempre più dettagliatamente le cause che possono provocare dolore e limitazione funzionale; per questo mi sono imbattuta nell’ortodonzia, un campo ancora acerbo ma dove si trova molto da scoprire e da capire.
I primi ad occuparsi di simile argomento, sono stati i chiropratici in quanto si accorsero che alcuni loro pazienti non traevano beneficio dalle loro terapie e la maggior parte di questi presentavano tutti un’occlusione dentale alterata; da allora molte altre scuole di osteopatia posturale, ortopedica e fisiatrica classica si sono occupate a più riprese di tale argomento affascinante.
In questo studio ho potuto notare l’intreccio tra tutte le catene muscolari del nostro corpo, come queste si condizionino reciprocamente, sia distalmente che prossimalmente; e, dato che ogni catena condiziona la cinetica delle articolazioni, perché anche la mandibola non può essere influenzata dai suoi rapporti con le catene muscolari e dalle sue interconnessioni?
Passando dallo studio dell’anatomia alla cinetica del movimento ho potuto perciò notare come i cambiamenti di tutto il nostro corpo possono andare a modificare il rapporto occlusale, perché connessi tra di loro da intimi rapporti che sarebbe superficiale non prendere in considerazione.
La corretta ampiezza fisiologica di ogni articolazione dipende da un buon rapporto articolare e dall’equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano; se si va a modificare lo squilibrio agendo con un metodo globale, questo si dovrebbe riequilibrare e con lei il rapporto articolare.
 
2. Scopo
L’obiettivo di questo studio è studiare le correlazioni possibili tra l’articolazione temporo mandibolare e le catene muscolari.
Studiare come le catene muscolari interagiscono nell’occlusione; come possono modificarla attraverso un allungamento globale decompensato con Pancafit®; osservare le modificazioni che possono comparire nella funzione occlusale.
 
3. Materiali e Metodi
Il gruppo di studio sottoposto ad esame è composto di 10 persone 7 femmine e 3 maschi; con un intervallo di età compreso tra i 25-30 anni proveniente da esperienze lavorative e sportive diverse.
La seduta a cui soggetti si sono sottoposti è individuale e con la durata di circa 2 ore ciascuna.
Gli strumenti utilizzati sono:
* Pedana stabilometrica Lizard per rilevare:
 
- la distribuzione del peso del soggetto sui due piedi, in particolare in tre zone specifiche del piede (I metatarso, V metatarso e tallone);
-Il modo in cui i carichi dei vari segmenti corporei arrivano al suolo;
-Le modalità con cui il corpo umano oscilla in un tempo predeterminato permettono di ricollegare gli eventuali problemi alle disfunzioni di uno o più apparati corporei.
* Scoliosometro
* Pancafit®
* Cartine BAUSCH 1gr per la misurazione dell’occlusione
* Divaricatore apri bocca
* Macchina fotografica
In ciascuna delle sedute il protocollo ha ricevuto una strutturazione standard:
  • Esame stabilometrico effettuato con la pedana Lizard;
  • Paziente in ortostatismo, piedi uniti, valutazione occlusale attraverso l’ausilio di cartine;
  • Valutazione occlusale con rotazione della testa destra e sinistra;
  • Valutazione occlusale da seduto con sbilanciamento del bacino dx e sx (mantenendo collo e testa in asse)
Il tutto accompagnato da foto e tra una valutazione e l’altra una deglutizione. La deglutizione ci permette di cancellare la memoria e di riprogrammare una nuova azione senza condizionamenti precedenti.
In seguito su Pancafit per 30 minuti:
 
1) Respirazione diaframmatica;
2) “Massaggio” e trattamento del diaframma per 5-8 minuti;
3) Rotazione testa a destra e sinistra mantenendo l’assialità per 15 respirazioni a dx e sn per due cicli;
4) Respirazione in asse corretto.
Ritestato il soggetto con tutti i test precedenti.
 
4. Risultati
gallinari12Dopo aver trattato la zona cervicale e la zona diaframmatica attraverso un Lavoro Globale Decompensato su Pancafit®, abbiamo notato dei cambiamenti significativi a livello occlusale.
Uno dei casi sui quali abbiamo ottenuto dei risultati significativi è quello di una ragazza di 25 anni.
Con questo studio abbiamo potuto anche verificare dei cambiamenti evidenziati dalla pedana stabilometrica.
L’esame della pedana stabilometrica di un altro soggetto mostra come l’intervento dell’occlusione nella sua statica normale peggiori la sua situazione (Fig.1 e 2).
gallinari21 Fig.1: Il primo esame è stato effettuato in svincolo occlusale, il secondo in massima intercuspidazione (ICP). Si nota che in occlusione il carico aumenta sul piede sinistro di 1,2 Kg.
gallinari31 Dopo il trattamento su Pancafit® abbiamo questa nuova situazione (Fig. 2): Il primo esame è stato effettuato in svincolo occlusale, il secondo in massima intercuspidazione (ICP).
Tra il primo e il post trattamento abbiamo una differenza di carico di 1,4 Kg in svincolo occlusale e 1,8 Kg in massima intercuspidazione, ma soprattutto si nota la diminuzione dell’angolo di torsione, fino ad annullarsi in ICP.
Se inizialmente il baricentro risulta pressoché anteriore (i talloni sono in scarico) dopo il lavoro i talloni incominciano ad essere caricati.
Si nota una certa oscillazione giustificata dal fatto di aver fatto la valutazione stabilometrica dopo un periodo in posizione sdraiata, quindi è possibile attribuire un certo disordine al nuovo equilibrio creatosi.
 
5. Conclusioni
I risultati ottenuti nei dieci casi trattati hanno hanno mostrato un cambiamento a livello dell’occlusione agendo attraverso un lavoro muscolare decompensato tramite Pancafit, dimostrando come ci sia uno stretto collegamento di interdipendenza esistente tra le strutture cranio mandibolari, il rachide cervico-toracico-lombosacrale, il cingolo scapolare, il cingolo pelvico, le articolazioni dell’anca, delle ginocchia e dei piedi.
Questo collegamento fa si che lo squilibrio di un distretto raramente rimanga circoscritto, ma più spesso venga trasmesso a quelli confinanti e poi quindi a tutti gli anelli della catena.
Perciò possiamo dedurre che l’atm può svolgere funzione:
  • COMPENSATIVA cioè si adatta agli squilibri di altri distretti muscolari;
  • CAUSATIVA cioè il problema può partire dalla sua area (esempio delle malocclusioni) e andare a influenzare le altre aree vicine o lontane attraverso le varie catene neuro-muscolari.
Non avendo a disposizione mezzi idonei per adeguare la tesi ad una scientificità necessaria; essa vuole essere un aiuto e una dimostrazione visibile di quello che può accadere agendo sulla postura.
Non essendo supportato da sufficienti dati scientifici non ha pretese particolari, ma ha prodotto prove evidenti e tangibili.
Lo studio è ancora aperto e questo vuole essere solo un inizio di altri metodi di studio che permettano di scoprire in modo più approfondito e scientifico le interconnessioni tra ATM e postura.
Comunicazione tra occlusione e postura: Trattamento dei disordini temporo-mandibolari in postura decompensata. Verifiche attraverso elettromiografia, stabilometria, t-scan e kinesiografia
 
UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA
 

Tesi effettuata dai dott. Nicola Zaupa e Roberto Bono (Formazione Metodo Raggi®), studenti del Master post-lauream in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia,Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2007/2008

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 119 pagine.
 
1. Introduzione
Negli ultimi anni sono state formulate numerose ipotesi di associazione tra disturbi posturali e dell’apparato stomatognatico. Secondo tali ipotesi, una malocclusione può essere responsabile di modificazioni dell’intero assetto posturale, con alterazioni funzionali e organiche a carico della colonna vertebrale.
Il crescente interesse del mondo scientifico e una sempre maggiore divulgazione dei mass-media riguardo questo argomento stimolano a una più approfondita ricerca di evidenze scientifiche.
La ricerca che presentiamo nasce dalla curiosità di verificare come attraverso il “gioco” delle catene muscolari, fasciali e connettivali, si possa spiegare la relazione esistente tra i disordini dell’articolazione temporo-mandibolare, malocclusioni dentali (MD) e patologie muscolo articolari che possono interessare ogni distretto corporeo.
L’ortodonzia e la posturologia trovano così un punto di incontro, concordi nell’affrontare le diverse problematiche da un punto di vista olistico, globale.
Uno dei principali obiettivi di questa ricerca è dunque unire la conoscenza dell’ortodonzia a quello della posturologia (come meglio sintetizza Claudaze in ”Ortoposturodonzia”). La posturologia, essendo una disciplina che si pone in modo trasversale alle varie branche della medicina, offre l’occasione per l’incontro tra tutti i professionisti che mirano a ricercare le cause dell’alterato equilibrio posturale del paziente e della sintomatologia che egli riferisce.
 
2. Scopo della ricerca
Ci proponiamo di valutare se attraverso tecniche e manovre di AMGD, applicate secondo la logica di causa-effetto (trattando quindi la probabile causa della disfunzione dell’Atm in relazione alle catene muscolari coinvolte), è possibile ottenere miglioramenti sui disordini temporomandibolari. In particolare analizzeremo i risultati forniti dai test riguardo alle laterodeviazioni, i movimenti mandibolari, il rapporto tra baricentro occlusale e podalico, le algie, e l’attività e la coordinazione dei muscoli masticatori (masseteri e temporali).
Quello che ipotizziamo si possa verificare è che, dai dati finali della ricerca, emergano due tipologie di risultati:
  1.  Miglioramento del disordine temporomandibolare, del relativo dolore locale, attraverso la scala VAS, modificazione dei parametri di movimento mandibolare oggettivabile attraverso misurazione kinesiografica; miglioramento del bilanciamento occlusale rilevabile attraverso il T-SCAN e della coordinazione muscolare nei movimenti mandibolari attraverso l’elettromiografia; miglioramento degli altri dolori muscolo-articolari riferiti, in relazione al disordine temporomandibolare; miglioramento dei parametri posturali oggettivabili attraverso la pedana stabilometrica e il fotoscoliosometro.
  2.  Stato dell’occlusione e movimenti mandibolari senza significative variazioni (attraverso i dati forniti dal T-SCAN, kinesiografia ed elettromiografia); miglioramento nullo o solo parziale del disordine temporomandibolare; miglioramento solo parziale e non stabile degli altri dolori muscolo-articolari correlati; miglioramento nullo o poco significativo dei parametri posturali oggettivabili attraverso la pedana stabilometrica e il fotoscoliosometro.
Nel primo caso è ipotizzabile che la sofferenza dell’ATM e del rapporto cranio mandibolare, siano la conseguenza di una problematica di tipo posturale. Sarebbe dunque possibile portare miglioramenti all’articolazione stessa, alla postura e agli altri dolori correlati, attraverso il trattamento delle catene muscolari, agendo sulle ipotetiche cause che hanno dato origine all’alterazione della postura e al disordine temporomandibolare.
Nel secondo caso è ipotizzabile che la posizione dento-cranio-mandibolare rappresenti un vincolo per il mantenimento di una problematica disfunzionale delle articolazioni temporo-mandibolari (ATM). I denti con il loro rapporto occlusale rappresentano una condizione difficilmente variabile mediante trattamento posturale. Una malocclusione può rappresentare una causa primaria di un disordine temporomandibolare, sia essa di origine iatrogena o compensativa. In questa situazione è dunque presumibile che sia necessario anche un intervento tramite ortodonzia od ortopedia funzionale per ottenere una modificazione e un risultato stabile dei parametri monitorati.
Per avvalorare queste ipotesi è già stata programmata in futuro un’estensione del presente lavoro che preveda lo studio di gruppi attivi con trattamento di tipo odontoiatrico e ortodontico – posturale con l’aggiunta di un gruppo di controllo senza trattamento.
 
3. Materiali e metodi
E’ previsto il monitoraggio di 20 pazienti con disordini temporomandibolari, utilizzando i seguenti test: T-Scan, Elettromiografia, Elettrokinesiografia, Fotoscoliosometro, Pedana stabilo-baropodometrica, test clinici vari. Questo gruppo di pazienti sarà trattato con 8 sedute di AMGD – Metodo Raggi®, per poi essere rivalutato con gli stessi test iniziali per verificare gli eventuali cambiamenti sulla postura, sui dolori muscolo-articolari e soprattutto sui disordini temporo-mandibolari.
A distanza di 6 mesi dalla fine del trattamento sono in programma ulteriori test di controllo (Follow-up) per valutare il permanere dei risultati ottenuti a distanza di tempo.
I trattamenti di riequilibrio posturale saranno effettuati tenendo conto della probabile causa della disfunzione dell’ATM e non dunque solo esclusivamente sull’articolazione in questione. La ricerca della causa primaria ipotetica o dell’interferenza maggiore (presumibile) sarà effettuata attraverso una specifica raccolta dati, l’esame posturale e i dati forniti dai test iniziali.
Sono stati creati criteri di inclusione ed esclusione.
 
Criteri di inclusione:
Età tra i 13 e 65 anni , sia di sesso maschile che femminile, impegnati o non in lavori vari (impiegati, professionisti, casalinghe, disoccupati), con presenza di disordini dell’articolazione temporomandibolare e dolori o patologie muscolo articolari di vario tipo.
 
Criteri di esclusione:
Presenza di tumori o metastasi vertebrali, del cranio o della mandibola, osteoporosi grave, infezioni o infiammazioni in fase acuta, patologie con interessamento del sistema nervoso centrale, malattie reumatiche in fase acuta, ernie discali espulse sia lombari che cervicali, donne in gravidanza.
I test sono stati eseguiti dal dott. Enzo Bartolucci, specialista in posturometria e ortopedia funzionale del mascellare, estraneo alle modalità della ricerca e al tipo di trattamenti cui è stato sottoposto il gruppo di lavoro.
I test iniziali e finali sono stati eseguiti senza richiedere al soggetto particolare attenzione sul posizionamento della lingua allo spot che sarà dunque posizionata secondo l’abitudine del soggetto in modo naturale.
 
4.Risultati
zaupa.bono1 1
Al termine della ricerca i risultati ottenuti permettono di confermare la validità del trattamento di riequilibrio posturale, attraverso l’AMGD, sui disordini temporomandibolari.
I dati emersi dalle scale di quantificazione del dolore VAS e PPI hanno dimostrato il notevole beneficio sui dolori muscolo articolari, sia dell’ATM sia di altri distretti corporei per la quasi totalità dei pazienti (95%) (Grafico 1a-1b). Il miglioramento medio della VAS è risultato essere del 62%.
zaupa.bono2 1 I dati relativi alla lateralità indicano un miglioramento di questo parametro per l’84% dei soggetti esaminati (Grafico 2) mentre i dati relativi alla laterodeviazione indicano un miglioramento di questo parametro per il 62% dei soggetti esaminati (Grafico 3).
zaupa.bono3 1 I risultati dei test relativi alla protrusiva e all’apertura indicano un miglioramento di questi parametri rispettivamente per il 67% e il 28% dei soggetti esaminati (Grafico 4 e 5).
zaupa.bono4 1 I dati relativi al confronto dei test baropodometrici si riferiscono al baricentro podalico con paziente in occlusione ed indicano un miglioramento sulla distribuzione dei carichi per il 62% dei soggetti (Grafico 6).
Attraverso il T-SCAN abbiamo rilevato la posizione del baricentro occlusale prima e dopo i trattamenti di riequilibrio posturale con lo scopo di verificare se vi fosse una correlazione tra la posizione e l’oscillazione del baricentro corporeo, registrato in stabilometria, e quella del centro di forze (COF) dell’occlusogramma (baricentro dell’occlusione) valutando le influenze reciproche in senso compensatorio.
Nello specifico si voleva osservare se quando il centro di gravità posturale è situato in un determinato quadrante del tracciato stabilometrico ( ex: in basso a destra ) il COF occlusale si localizza nel quadrante opposto ( in alto a sinistra ).
I dati raccolti tuttavia non permettono di trarre questo tipo di conclusione in quanto i valori sono discordanti. Questo a conferma della “non linearità” delle risposte del sistema tonico posturale dei singoli pazienti sottoposti al trattamento. Ogni soggetto presenta una molteplicità di variabili determinate dagli altri recettori posturali e dalla singola storia personale (dolori, traumi, interventi chirurgici). In particolar modo l’informazione ortodontica dentale, non passibile di modificazioni strutturali in breve tempo senza ausilio di trattamento ortodontico, non permette di trarre conclusioni in tal senso.
Attraverso l’elettromiografia abbiamo valutato la sincronia dei muscoli temporali anteriori e masseteri destro e sinistro nei movimenti di chiusura, lateralità e protrusiva.
In fisiologia, nei movimenti di lateralità l’azione del massetere e temporale si incrociano: nella lateralità destra si deve attivare il temporale destro e massetere sinistro e viceversa nella lateralità sinistra. Nella protrusiva si disattivano i temporali e vi è un’attività sinergica dei masseteri.
La valutazione sui tracciati elettromiografici sono state effettuate dal dott. Enzo Bartolucci, specialista in ortopedia funzionale del mascellare e docente al Master in Posturometria di Siena.
E’ stata data una valutazione analizzando i tracciati prima e dopo le sedute e verificando se vi fosse una maggiore armonia nei tracciati finali a prova di un miglioramento della sincronia di attivazione e disattivazione muscolare dei masseteri e temporali nei movimenti di chiusura, lateralità destra, lateralità sinistra e protrusiva.
Dalla valutazione del dott. Bartolucci sui tracciati elettromiografici si evidenzia un miglioramento dell’attività muscolare e del sincronismo muscolare nei movimentidi apertura, lateralità e chiusura in 15 pazienti su 18 (Grafico 7). zaupa.bono5 1

Il confronto delle foto dei pazienti testati su scoliosometro tra prima e dopo le sedute posturali mette in evidenza alcuni cambiamenti posturali, come nel caso sotto riportato (Foto 1), ottenuti nonostante il numero limitato di sedute.

zaupa.bono6 1 Foto 1: Confronto dell’esame posturale allo scoliosometro di un paziente, tra l’inizio e la fine delle 8 sedute di AMGD. Dalla visione posteriore si può osservare il miglioramento ottenuto a livello scapolare e di conseguenza la maggior simmetria e armonia dei triangoli della taglia, osservabili anche nella visione frontale.
 
5. Conclusioni
I risultati ottenuti permettono di confermare la validità del trattamento di riequilibrio posturale attraverso l’ AMGD sui disordini temporomandibolari.
I dati emersi dalle scale di quantificazione del dolore VAS e PPI hanno dimostrato il notevole beneficio sui dolori muscolo articolari, sia dell’ATM sia di altri distretti corporei, per la quasi totalità dei pazienti . Anche analizzando i dati forniti dall’elettromiografia possiamo affermare che avendo agito in globalità sulle catene muscolari si evidenzia un miglioramento dell’attività e del sincronismo muscolare nei movimenti di apertura, lateralità e chiusura per la maggior parte dei pazienti.
Un altro parametro che la ricerca si proponeva di evidenziare era la relazione tra il baricentro corporeo, registrato in stabilometria, e quello del centro di forze (COF) dell’occlusogramma, (baricentro occlusale).
A conferma della logica della “non linearità”, elemento fondamentale della posturologia, i dati raccolti hanno rilevato che non esiste una relazione lineare tra i due baricentri. Essi infatti non si influenzano reciprocamente in senso compensatorio diretto e prevedibile, in quanto ogni soggetto presenta una molteplicità di variabili determinate dall’interazione dei singoli recettori posturali e dalla storia personale (dolori, traumi, interventi chirurgici, etc…).
I dati relativi alla kinesiografia hanno evidenziato una percentuale elevata di pazienti in cui sono migliorati i parametri relativi alla lateralità, alla protrusiva e alle laterodeviazioni. In particolar modo per quanto la lateralità, il test statistico effettuato utilizzando la normale standardizzata ha evidenziato una elevata significatività (1%).
In letteratura è dimostrato che la funzione masticatoria è migliore negli individui che hanno dei movimenti di lateralità più ampi, che permettono di esprimere una maggiore libertà muscolo-articolare ( Tess Brown in “Ortopedia funzionale di mascellari vista attraverso la R.N.O.” Riabilitazione neuroocclusale. W.A. Simões); ne consegue che il risultato ottenuto sulla lateralità assume un significato importante.
I dati relativi alla laterodeviazione, messi in evidenza dalla kinesiografia, indicano un miglioramento per il 62% dei soggetti esaminati. I pazienti in cui non è migliorata la laterodeviazione presentano tutti problematiche attuali o pregresse di palato stretto e relativa malocclusione. E’ quindi verosimile pensare che il miglioramento non ottenuto sia effettivamente legato a fattori odontoiatrici; infatti coloro che sono migliorati non presentano problematiche relative al palato stretto, al di fuori di uno.
Nei pazienti non migliorati si ipotizza che la posizione dento – cranio – mandibolare rappresenti un vincolo primario per il mantenimento di una problematica disfunzionale delle articolazioni temporo-mandibolari rappresentando una condizione difficilmente variabile mediante trattamento posturale. In tali casi è dunque presumibile che si renda necessario anche un intervento tramite ortodonzia od ortopedia funzionale per ottenere una modificazione e un risultato stabile dei parametri monitorati.
I risultati ottenuti per quanto riguarda la laterodeviazione confermano quanto ipotizzato in fase di progettazione di tesi, ovvero che emergessero risultati differenti in base alla presenza o meno di una componente odontoiatrica vincolante. Nello specifico della ricerca il fattore vincolante comune a tutti pazienti relativa al palato stretto. Scopo dell’ulteriore avanzamento del presente studio è verificare i risultati che si possono ottenere con un trattamento posturale unito al trattamento di ortodonzia.
Infine i dati relativi all’apertura e alla protrusiva hanno evidenziato che l’ampiezza della protrusiva aumenta per il 67% dei pazienti mentre l’ampiezza dell’apertura solamente per il 28% dei pazienti esaminati. Nella maggior parte dei casi (66%) il miglioramento della protrusiva si accompagna ad una diminuzione dell’apertura. Il parametro relativo alla protrusiva è aumentato a scapito dell’apertura.
Le ipotesi avanzate dal dott. Bartolucci riguardo quanto emerso sono:
  1. Per apportare cambiamenti in tutti i parametri contemporaneamente (apertura, protrusiva, lateralità, laterodeviazioni) potrebbe essere necessario abbinare al trattamento posturale anche un trattamento ortodontico.
  2. I trattamenti sono stati indirizzati principalmente sul miglioramento delle laterodeviazioni rispetto all’aumento dell’apertura. Per questo paramentro non sono state fatte manovre o utilizzate tecniche specifiche. Il trattamento posturale è risultato dunque più performante nella lateralità e nelle laterodeviazioni piuttosto che nell’apertura.
Dal punto di vista del prof. Raggi:
“si presuppone che le tecniche e le manovre utilizzate da noi posturologi/terapisti, non siano state sufficientemente globali; ovvero i compensi che si sono creati hanno avuto via facile perché si sarebbe dovuto agire in contemporanea su più fronti durante le sedute posturali. Nello specifico, ogni esercizio di lateralità doveva essere svolto mentre era in azione un esercizio di apertura. Il corpo si è comportato esattamente come fa in ogni altra parte in cui le catene agiscono a scopo antalgico.”
A tal proposito, a ricerca terminata, con la collaborazione del prof. Raggi abbiamo voluto sperimentare una tipologia di trattamento effettuata con manovre che dovevano in modo rigoroso rispettare i concetti del Metodo e la logica delle catene.
Il caso che segue, è stato sottoposto ad una sola seduta di 40 minuti.
zaupa.bono7 1Come si può osservare dai tracciati dell’esame kinesiografico, i dati rilevati evidenziano l’indubbia possibilità di ottenere un miglioramento sui parametri di apertura contemporaneamente a quelli di protrusiva e laterodeviazione rilevati e misurati dal dott. Enzo Bartolucci che commenta quanto segue: “Le rigorose manovre effettuate in postura decompensata, hanno impedito al sistema tonico posturale di metter in atto strategie di compenso. Le misurazioni effettuate non lasciano dubbi alla possibilità di ottenere miglioramenti su tutti e tre i profili (apertura, laterodeviazione e protrusiva) contemporaneamente. Infatti, l’apertura, in verticalità guadagna 4,27mm ( da 25,85mm a 30,12mm), mentre in anteroposteriorità l’incremento è di 7,05mm ( da 20,77mm a 27,82mm). Sul tracciato base di apertura, la laterodeviazione iniziale è di 1,17mm verso sx.
Dopo il trattamento eseguito, la laterodeviazione verso sx si riduce a 0,35mm (guadagno di 0,8mm). La protrusiva guadagna 0,9mm in verticalità (da 4,04mm a 4,94mm) ed 1,96mm in anteroposteriorità (movimento specifico della protrusiva), passando da 5,62mm a 7,58mm).
La bocca dimostra di comportarsi come si comporta l’intero corpo in relazione alle catene ed ai compensi: ovvero, anche per l’apparato odontostomatognatico esiste la logica delle catene, dei compensi adattativi e degli antalgismi. Queste catene buccali, si comportano come quelle dell’intero corpo con le quali interagiscono in modo bidirezionalmente.
Visti gli importanti risultati, programmeremo una prossima ricerca che avrà lo scopo di confermare quanto emerso”.
In conclusione i risultati ottenuti nel corso della ricerca dimostrano come, agendo attraverso un lavoro muscolare decompensato su Pancafit®, è possibile ottenere un miglioramento dei disordini temporomandibolari, dell’occlusione e della postura, confermando una stretta relazione tra le strutture cranio mandibolari e il rachide, per mezzo delle catene muscolari.
Nei casi in cui il disordine temporomandibolare era compensativo, l’azione globale decompensata sulle catene muscolari ha permesso di ottenere un miglioramento, senza che l’azione terapeutica fosse indirizzata direttamente all’apparato stomatognatico (“vittima” finale del complesso sistema compensativo).
Quando invece l’ATM era causativa, responsabile quindi delle altre patologie o alterazioni posturali presenti, è stato possibile ottenere miglioramenti su questi stessi dolori agendo esclusivamente sulla “zona causa” (ATM) in postura globale decompensata su Pancafit®.
Vista quindi l’indiscussa relazione tra postura e apparato stomatognatico, non si può pensare di agire in una delle due direzioni senza tenere in considerazione l’altra.

Integrazioni terapeutiche nel trattamento miofunzionale

UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA

 

Tesi effettuata dalla Dott.ssa De Marco Vincenza (Formazione Metodo Raggi®), studentessa del Master post-lauream in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2004/2005
Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 64 pagine.

 

1. Introduzione
Questa tesi è frutto di un lavoro integrato che si compone di due metodi rieducativi:
  • La Terapia Miofunzionale del dottor Antonio Ferrante;
  • Il Metodo Pancafit® (Allungamento Muscolare Globale Decompensato) del dottor Daniele Raggi.
Il gruppo Sperimentale di questa ricerca ha beneficiato di entrambi i metodi rieducativi al fine di essere confrontato con altri due gruppi di controllo trattati, il primo con la Terapia Miofunzionale, il secondo con il Metodo Pancafit®.
Si può ricorrere a degli esempi partendo da due punti pivot del nostro corpo: il diaframma toracico e l’osso ioide.
Un lavoro strutturale sul diaframma, ossia il recupero della sua forma originale attraverso manovre, tecniche respiratorie, posture mantenute e fibrolisi, migliora la funzione respiratoria; il muscolo retratto, fibrotizzato, ipomobile, riacquista la sua “libertà originale” per effetto della metodica utilizzata su pancafit.
La rieducazione funzionale della lingua, per effetto della catena mio-fasciale linguale, ridona orizzontalità all’osso ioide, fortemente destrutturato dalle alterazioni della dinamica linguale.
Dal recupero della sua orizzontalità partono una serie di miglioramenti strutturali che vanno a coinvolgere le parti del corpo ad esso connesse.
Sono semplici esempi che ci aiutano a comprendere come struttura e funzione si influenzano reciprocamente e ci stimolano a scoprire nuove strategie di lavoro su paziente.
 
2. Scopo
Il fine è quello di valutare i benefici derivanti dall’unione delle due terapie rispetto all’una o all’altra esercitate singolarmente.
Il connubio “pancafit” – “miofunzionale” riflette il rapporto struttura-funzione perchè i metodi sono rispettivamente strutturale e funzionale. Pancafit® (Metodo Raggi®) riarmonizza il rapporto tra la struttura e la funzione, quindi il corpo, a partire dalla struttura: il concomitante recupero funzionale è il risultato di un intervento sulla struttura corporea. La Terapia Miofunzionale (Metodo Ferrante) opera sulle funzioni della lingua e della deglutizione al fine di ottenere un parallelo recupero strutturale.
 
3. Materiale e Metodi
La ricerca è composta da 30 soggetti divisi in tre gruppi: A e B sono gruppi di controllo, C è il gruppo Sperimentale. Il gruppo A è detto gruppo “Terapia Miofunzionale” perchè trattato con la Terapia Miofunzionale (Metodo Ferrante); il gruppo B è detto gruppo “Metodo Pancafit®” perché trattato con il Metodo Pancafit® (Raggi). Il Gruppo C, sperimentale, è detto gruppo “Terapia Miofunzionale e Metodo Pancafit®” perché composto da pazienti trattati con entrambe le terapie.
Essi sono stati in primo luogo messi a confronto tra loro per poi essere comparati con il Gruppo “C” sperimentale, attraverso il metodo statistico comparativo e la verifica delle ipotesi con il “T-test o t di Student”.
I soggetti scelti per la formazione dei tre gruppi presentavano le seguenti caratteristiche:
  • Età adulta compresa tra i 18 e i 60 anni;
  • Deglutizione scorretta;
  • Disordini dell’ATM;
  • Respirazione orale;
e sono stati sottoposti ai seguenti test iniziali e di verifica finale:
  • Test con la fluorescina.
  • Test della marcia sul posto
  • Test effettuati durante le sedute Pancafit®.
  • Test della flessione in avanti.
  • Test delle tre dita.
  • Test della mobilità cervicale.
  • Baropodometria elettronica
  • Analisi posturale (scoliosometro).
Rientrano nei dati analizzati anche quelli relativi allo studio sulle cefalee: ciascun paziente ha riferito la presenza o meno di cefalee in termini di numero di episodi al mese. Dopo le terapie l’indagine è stata ricondotta.
I gruppi sono stati trattati per tre mesi: il gruppo “A” attraverso gli esercizi di Terapia Miofunzionale; il gruppo “B” attraverso un protocollo di sedute Pancafit®, 13 sedute con cadenza settimanale ciascuna della durata di 40’; il gruppo “C” attraverso entrambi i protocolli.
 
4. Risultati
Sono stati presi in considerazione i seguenti parametri:
  1. - Età;
  2. - Sesso;
  3. - Verticale di Barrè: distanza dal trago (piano A-P), differenza di altezza delle spalle (piano L-L);
  4. - Parametri baropodometrici: carico podalico destro/sinistro e rapporto retropiede – avampiede (R/A) destro/sinistro;
  5. - Parametri stabilometrici: lunghezza del gomitolo e superficie dell’ellisse;
  6. - Test della marcia sul posto;
Successivamente i dati sono stati elaborati secondo una media aritmetica.
Dalla raccolta dati è emersa la seguente ipotesi: i gruppi di controllo A e B fornirebbero delle differenze relative soprattutto ai valori inerenti la verticale di Barrè. I soggetti del gruppo A migliorerebbero maggiormente sul piano A/P, nel nostro caso la distanza dal trago, mentre i soggetti del gruppo B migliorerebbero maggiormente sul piano L/L, quindi l’altezza delle spalle. Il gruppo C, che integra le due terapie, dovrebbe migliorare su entrambi i piani.
Quest’ipotesi di miglioramento del gruppo C è stata verificata attraverso il T-test effettuato sui parametri della verticale di Barrè e sugli altri con l’obiettivo di verificare se i miglioramenti sono stati casuali o meno. Soltanto i parametri inerenti lo studio sulle cefalee e il rapporto retropiede-avampiede non sono stati sottoposti a T-test: i primi perché non tutti i pazienti ad inizio lavoro soffrivano di cefalea, i secondi perché trattandosi di un rapporto, si è valutato soltanto l’avvicinamento o lo scostamento dal valore ideale: R/A=60/40.
 
Distanza dal trago
de marco11  Fig. 1: Confronto tra la media dei valori sulla distanza dal trago nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro. Come si può ben notare l’aumento nel gruppo B è di gran lunga maggiore rispetto ad A. Da una comparazione più analitica dei dati risulta che la media A è fortemente influenzata da soggetti in cui il valore di scostamento del trago dalla verticale era negativo all’inizio e positivo alla fine. Ciò significa che quasi metà dei soggetti avevano il trago retroposto rispetto alla linea, quindi il capo indietro.
Dagli scarti tra le medie il Gruppo C migliora la distanza dal trago in maniera più significativa rispetto ad entrambi i gruppi di controllo.

Differenza altezza spalle

de marco21 Fig. 2: Confronto tra la differenza delle altezze delle spalle nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro.

Parametri baropodometrici: Carichi podalici

de marco31 de marco41 Fig. 3-4. confronto dei carichi nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro.

Parametri Stabilometrici: lunghezza del gomitolo

de marco51 Fig. 5: Confronto della lunghezza del gomitolo nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro.

Parametri Stabilometrici: superficie ellisse

de marco61 Fig. 6: Confronto della superficie dell’ellisse nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro.
Marcia sul posto
de marco71 de marco81 Fig.7-8: Confronto tra lo spostamento antero-posteriore e la rotazione nel test della marcia sul posto nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro.

Cefalee

de marco91 Fig. 9: Confronto sull’indagine delle cefalee nei gruppi A,B,C prima e dopo il lavoro. L’indagine sulle cefalee è stata condotta chiedendo al paziente di fare un diario sulle cefalee in termini di numero al mese.
5. Conclusioni
La Terapia Miofunzionale punta al recupero della struttura attraverso la rieducazione di una funzione, presente, ma mai considerata. Si tratta di un grosso input per il sistema tonico posturale, grande quanto grande è il contributo che Pancafit® può apportargli, nel dare, come dice il Dottor Raggi, “terreno fertile” ai muscoli ed alle strutture alla ricerca della funzionalità. Il lavoro sul diaframma e sui muscoli del collo dovrebbe anteporsi alla rieducazione della lingua per effetto della forte influenza che essi hanno sui muscoli sopraioidei e l’osso ioide, ma ciò è vero quanto vera è la convinzione che il perseverare di una deglutizione scorretta e di asinergie tra i muscoli della lingua può rendere nel tempo nuovamente arido il terreno coltivato attraverso un lavoro strutturale. Ecco che queste due terapie si appartengono; adesso l’obiettivo principale è quello di comprendere in che maniera e con quali tempi bisognerebbe integrarle. Metà della risposta a questa domanda è riconducibile all’unicità del soggetto che avremo di fronte, l’altra metà la si può scoprire cercando di allargare la ricerca ad un numero campionario più elevato.

Rieducazione posturale ad approccio globale con Metodo Raggi® applicato al trattamento delle disfunzioni temporo mandibolari

UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA

 

Tesi effettuata dai Dottori Roberto Laudisio, Giuseppina Fiorellino, Davide Giuliano, Paola D’Orlando, Giuseppe Iannone, Annamaria Esposito, Nicoletta Sassi (Formazione Metodo Raggi®),
studenti del Master post-lauream inPosturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2006/2007.
Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 92 pagine

 

1. Introduzione
Le frontiere della medicina sono in continua evoluzione, a tal punto che l’ottica giusta per intervenire in modo oculato su determinati problemi è quello di osservare il paziente in modo olistico, cioè attraverso una valutazione globale mirata ad intervenire non sull’effetto quanto piuttosto sulla causa che genera il sintomo, avvalendosi dell’esperienza di diverse discipline per individuare le priorità d’intervento (cicatrici per il recettore cutaneo, malocclusione o disfunzione linguale per l’apparato stomatognatico, alterato appoggio plantare per il recettore podalico ecc.).
Nel corso dell’ultimo anno l’approccio col metodo Raggi®, effettuato con Pancafit®, è stato suggellato da ottimi risultati inerenti svariate problematiche. Si tratta di un metodo che parte dagli insegnamenti principali della Posturologia, relativi sia alla mancanza di un rapporto diretto tra causa ed effetto nel sistema tonico posturale, quanto alla necessità di considerare il corpo regolato da un “rapporto tra struttura e funzione”, caratteristiche reciprocamente influenzabili.
Attraverso il lavoro di tesi “Rieducazione Posturale Globale con Metodo Raggi® Applicato alle disfunzioni Temporo Mandibolari”, abbiamo analizzato gli effetti della metodologia Raggi sui problemi dell’articolazione Temporo Mandibolare cercando di valutare se il trattamento delle disfunzioni a livello facciale potesse migliorare anche altri parametri posturali dei pazienti in cura. La scelta dell’analisi è ricaduta sulle disfunzioni all’articolazione temporo mandibolare, viste le ripercussioni all’intero sistema tonico posturale.
Lo scopo è verificare la presenza o meno di miglioramenti e, qualora vi fossero, la percentuale di miglioramenti ottenuti a fronte della semplice osservazione dei soggetti non trattati.
 
2. Materiali e Metodi
Il lavoro è stato svolto su un campione di 90 pazienti divisi in 2 gruppi. Il Gruppo A, composto da 70 pazienti, è stato trattato con il Metodo Raggi® con Pancafit®, il Gruppo B, composto da 20 persone con disfunzioni dell’ATM, è stato monitorato per tutta la durata della ricerca.
Il numero dei pazienti del secondo gruppo è di sole 20 persone in quanto è risultato difficoltoso reclutare persone da non sottoporre ad alcun trattamento in presenza di una diagnosi disfunzionale. In questo studio sono state analizzate le differenze tra i due gruppi a partire da una serie di parametri (successivamente descritti) che sono stati valutati e confrontati prima e dopo la terapia.
Il gruppo A coinvolge 70 soggetti di ambedue i sessi dai 18 e i 60 anni (età media 46,4), di varia estrazione sociale (studenti, liberi professionisti, impiegati, casalinghe ecc), con problemi relativi all’articolazione Temporo Mandibolare (click, scroscii, algie e sublussazioni), di cui la maggior parte presenta una deglutizione scorretta.
Sono stati volutamente esclusi dalla ricerca soggetti con età inferiore ai 18 anni e superiori ai 60 anni, con fratture vertebrali, tumori o metastasi vertebrali, scoliosi maggiori di 25° Cobb, gravi osteoporosi e con turbe neurologiche importanti, donne gravide,demenza senile e morbo di Parkinson avanzato, malattie autoimmuni in fase attiva e con infiammazioni in fase acuta.
All’ inizio delle sedute tutti i paziente sono stati sottoposti a dei test di valutazione:
  • analisi baropodometrica e stabilometrica;
  • test delle frecce vertebrali;
  • osservazione posturale alla verticale di barrè;
  • test di Unterberger modificato;
  • test di convergenza;
  • test clinici per valutare la presenza di eventuali click, sublussazioni o algie generali dell’articolazione temporomandibolare per poi verificarne la scomparsa o la persistenza.
Alla fine delle sedute abbiamo valutato i miglioramenti dei vari parametri confrontando i dati pre trattamento con quelli post trattamento ripetendo i test iniziali.
Sui soggetti afferenti al gruppo sono state effettuate 10 sedute, ognuna della durata di 45 minuti, a cadenza settimanale. In ciascuna delle 10 sedute il protocollo ha ricevuto una strutturazione standard, essendo composto ogni volta da sei diversi esercizi eseguiti in postura decompensata su Pancafit:
  • Respirazione diaframmatica;
  • “Massaggio” e trattamento del diaframma;
  • Trattamento e eventuale fibrolisi dei muscoli del collo;
  • Trattamento e eventuale fibrolisi dei muscoli masseteri;
  • Trattamento e eventuale fibrolisi dei muscoli pterigoidei;
  • Lavoro di decompressione, decoapatazione e riposizionamento dei condili dell’ATM;
  • Stretching della lingua;
 
3. Risultati
Tra i 70 pazienti trattati con il Metodo Raggi® abbiamo diviso due gruppi, uno di 40 persone e uno 30 persone. Il primo dei due è risultato essere quello con maggiore miglioramento dei vari parametri dopo il trattamento.
In questo primo sottogruppo (comprensivo di 40 persone) abbiamo notato miglioramenti notevoli di quasi tutti i parametri
laudisio.fiorellino1a1 Fig. 1: Nella torta si nota immediatamente che i miglioramenti spiccati sono stati moltissimi rispetto a quelli parziali.
Partendo dalla misurazione delle frecce vertebrali, per più dell’80% dei soggetti si è evidenziato un miglioramento con valori più vicini a quelli standard di riferimento.
Il carico dell’appoggio dei piedi, calcolato con la pedana stabilometrica, è notevolmente migliorato in tutti i pazienti facendo registrare dei valori eccellenti molto più vicini al parametro ottimale 50%-50%.
Così per quanto concerne i valori della Verticale di Barrè è stato rilevato un miglioramento netto nel 42,5% dei casi.Si tratta di un valore di grande rilevanza considerando che al 42,5% equivalgono 17 pazienti e che 8 avevano già dei valori alla Verticale positivi. In definitiva solo 15 pazienti su 40 non hanno subito modifiche posturali rilevanti alla verticale di Barrè.
Per quanto riguarda i Click e le Sublussazioni in seguito al trattamento, il 50 % (20 persone) non avevano più alcun problema. Si tratta di un numero notevole, considerando che altre 8 persone manifestavano una condizione di assenza di click o sublussazioni. Quanto detto evidenzia che solo il 30% (12 pazienti) non ha subito alcuna miglioria. Il punto focale del nostro studio relativamente al primo sottogruppo è la percentuale di miglioramento delle algie misurate con scala VAS. Infatti nei 40 pazienti possiamo evidenziare un notevole miglioramento trattandosi di una percentuale media dell’82,23%.
Con i restanti 30 pazienti pazienti abbiamo riscontrato alcuni problemi che hanno reso il trattamento con Pancafit non efficace a differenza di quanto accaduto con i pazienti del primo sottogruppo. Questo gruppo di 30 pazienti è stato diviso in 4 gruppi in base alla tipologia di problema che essi presentavano: 4 pazienti con dente del giudizio incluso, 16 con presenza di disfunzione linguale e amalgama, 8 con presenza di disfunzione linguale e apparecchio (già portato anni prima) ed infine 4 con amalgama.
Andando ad analizzare i dati dei 4 pazienti con dente del giudizio incluso possiamo notare che i miglioramenti sono minori rispetto al primo sottogruppo per quanto riguarda tutti i valori da noi analizzati. Questo molto probabilmente dovuto al dente del giudizio incluso che ha comunque reso molto difficile il trattamento. Da analizzare comunque che le algie, nonostante la statistica ci dia la media di miglioramento del 19.75%, hanno subito un miglioramento nel 75% dei casi.
Nei 16 pazienti con disfunzioni linguali e amalgama, abbiamo riscontrato un margine di miglioramento minimo.
Si ottenuto un avalore dello 0% alla Verticale di Barrè e sulle Sublussazioni e Click. Lievi miglioramenti sono stati rilevati per quanto riguarda il carico analizzato con la Pedana Stabilometrica. Nonostante tutto, le Algie valutate con la scala VAS sono state quasi tutte migliori nel Post trattamento, fatta eccezione in 6 casi dove il livello di dolore è rimasto invariato. La percentuale di miglioramento è stata del 27% anche se in 10 casi c’è stato un netto abbassamento della VAS.
In questo caso abbiamo valutato la funzione linguale, la deglutizione (alterata in tutti e 16 i pazienti) e il campo elettrico (correnti vaganti) causate dalle amalgame presenti nelle cavità boccali dei pazienti. Tutte le misurazioni (eseguite con i comuni tester in dotazione agli elettrauto o agli elettricisti) hanno superato i 100 millivolt. Secondo gi studi del Dottor Maurizio Andorlini (Professore al Master in Posturologia) le correnti vaganti che sprigionano queste vecchie amalgame (fatte da mercurio in combinazione con altri tipi di metalli) possono interferire con il sistema tonico-posturale già a bassissimi millivolt (“La Corrosione delle leghe Orali”, Quintessenza International, Vol 3, Num. 2/3/4, 1986 – M.Andorlini). Considerando di aver trovato valori superiori ai 100millivolt, possiamo decisamente affermare che le amalgame “scompensavano” e non di poco la postura dei notri pazienti.
In questi casi quindi si sarebbe dovuto intervenire in primis con Terapia miofunzionale e con interventi per asportare queste vecchie amalgame contenenti mercurio ad alte dosi.
Analogamente al sottogruppo precedente, i miglioramenti sono del tutto assenti tranne per quanto riguarda la scala VAS per le Algie. C’è infatti una media di miglioramento del 59.33% relativa a tutti i pazienti del gruppo. In questo caso la considerazione è che una forte Disfunzione Linguale (riscontrata negli 8 pazienti) e l’uso dell’apparecchio (utilizzato precedentemente al trattamento) interferiscono in maniera elevata con problematiche posturali e dell’ATM. Inoltre è stata riscontata un’asimmetria a livello craniale presumibilmente provocata dall’utilizzo dell’apparecchio. In definitiva questo gruppo di pazienti avrebbe dovuto ricevere, in prima istanza, trattamenti di Terapia Miofunzionale e Osteopatia craniale.
Nell’ ultimo sottogruppo abbiamo rilevato risultati poco confortanti relativamente alla pedana stabilometrica, alle frecce vertebrali, ai click e alle sublussazioni, a differenza degli ottimi risultati ottenuti con la scala VAS dove il valore, al termine dei trattamenti, si dimezza con un miglioramento del 48.21% di media. Anche nei suddetti pazienti abbiamo misurato il campo magnetico che le amalgame creavano all’interno della cavità boccale e in tutti i casi si superavano di molto i 100 milliVolt. Dunque a questi pazienti è consigliabile, in prima istanza, la rimozione delle vecchie amalgame e in seguito il trattamento con Pancafit.
I soggetti non trattati (gruppo di controllo) sono stati solo 20 in quanto è risultato difficoltoso reclutare persone da non sottoporre ad alcun trattamento in presenza di una diagnosi disfunzionale.
Dalle statistiche si è potuto osservare che l’assenza di trattamento su pazienti con disfunzioni dell’ATM non è assolutamente stato positivo. Oltre all’assenza di miglioramenti per quanto riguarda le frecce vertebrali e la distribuzione dei carichi, ci rendiamo conto che 9 pazienti su 20 sono peggiorati relativamente alle algie, mentre gli altri non hanno modificato la loro situazione.
 
4. Conclusioni
In conclusione il nostro studio ci permette di sottolineare i miglioramenti che il metodo Raggi® effettuato con Pancafit è riuscito ad ottenere nei trattamenti all’ATM. Nei pazienti privi di ulteriori problematiche atte ad influenzare il sistema tonico posturale, si è notato un netto miglioramento di tutti i parametri da noi valutati, dalla Verticale di Barrè sino alle Frecce Vertebrali. Ci siamo resi conto inoltre dell’impatto positivo che questo metodo ha sulle algie causate da disfunzioni temporo mandibolari. Basta esaminare le tabelle riportate nel lavoro di tesi per rilevare che, anche in presenza di altri tipi di “destabilizzatori” (amalgame, disfunzioni linguali, apparecchio, dente del giudizio incluso), il Metodo Raggi® è riuscito, in alcuni casi, a diminuire notevolmente le algie relative non soltanto all’articolazione temporo mandibolare, mentre in altri casi (il 72%) è riuscito ad eliminarle totalmente.
Il Gruppo di Controllo ci ha permesso di evidenziare come i pazienti non trattati con disfunzioni temporo mandibolari nel 50 % dei casi peggiorino comportando con il passare del tempo uno scompenso posturale notevole.
Nei pazienti con problematiche interferenti sul sistema tonico posturale il Metodo Raggi® è risultato efficace per la diminuzione delle algie e probabilmente affiancando ad esso altre terapie (Terapia miofunzionale, osteopatia, eliminzione amalgame) il risultato sarebbe stato ottimale. Comunque anche con questo metodo è possibile effettuare manovre craniali che vengono fatte atte allo scopo di ristabilire un’armonia del “sistema tonico-posturale”, ma che per non conoscenza delle tecniche dai tesisti, non è stato possibile applicarle. E’ infine opportuno sottolineare che tutti i pazienti alla fine del trattamento hanno manifestato soddisfazione dei risultati raggiunti il che avvalora la grande semplicità del metodo Raggi finalizzato al raggiungimento di una armonia corporea al termine dell’intero percorso “riabilitativo”.