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Il trattamento del lombalgico cronico con il metodo dell’allungamento globale decompensato con Pancafit®

UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA
Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia
Tesi effettuata dal dott. Daniele Raggi, studente del Master post-lauream in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia,Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2003/2004

 

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 125 pagine.

 

1. Introduzione
La ragione fondamentale per cui ho scelto di scrivere una tesi di ricerca sulla lombalgia cronica è legata alla mia personale esperienza lavorativa, maturata sotto vari profili affini, che mi ha dimostrato ed evidenziato come la maggior parte delle patologie muscolo-articolari siano connesse alla meccanica delle catene muscolari, legate ad interessanti fenomeni di causa-effetto, distanti nello spazio e nel tempo in cui si manifesteranno.
Fenomeno molto interessante risulta essere quello delle retrazioni muscolari, che alterano sia la postura ma anche il sistema propriocettivo, il quale poi, attraverso un sistema di gestione del tono, crea un circolo vizioso.
Ma l’elemento che più reputo interessante, è quello di rintracciare, scoprire e destrutturare le cause (ormai lontane nel tempo), che sono rimaste sepolte nelle pieghe dei tessuti, nei meandri della mente e della coscienza della persona. Ogni volta che ciò si rende possibile, si crea una favorevole condizione per poter dialogare anche con i tessuti e con il sistema nervoso per riportare le condizioni di normale funzionalità posturale e dunque una condizione di salute dignitosa.
2. Scopo della ricerca
“Ogni articolazione possiede un’ampiezza fisiologica di movimento che dipende dal buon rapporto articolare e dall’equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano. Facendo variare uno dei vettori di queste forze, modifichiamo la statica dell’articolazione e le sue libertà di movimento. Le catene muscolari spiegano la possibilità di lesioni recidivanti, «fusibili» che stando alla regola si separano quando il circuito muscolare presenta «sovratensioni». Le catene muscolari spiegano le zone particolarmente sollecitate nell’analisi dello schema funzionale. Le catene ci permettono di seguire l’instaurarsi insidioso delle deformazioni. Possiamo avere, per il loro trattamento, interventi preventivi efficaci, possiamo lottare contro la cronicità, contro l’invecchiamento delle strutture” (Busquet, 2002).
Ho voluto iniziare questa tesi con la premessa con cui Léopold Busquet apre il primo volume della sua collana “Le catene muscolari”, perché ritengo sia il cardine dell’ipotesi di lavoro che svilupperà l’argomento contenuto in questo scritto.
La corretta ampiezza fisiologica di movimento, che ogni articolazione possiede, dipende dal buon rapporto articolare e dall’equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano. Se si va ad agire su uno schema posturale sbilanciato con una tecnica globale, allo scopo di restituire elasticità, lunghezza e simmetria alle catene, questo si dovrebbe riequilibrare e con lui anche il rapporto articolare.
Lo scopo di questa tesi è verificare se lavorando con la tecnica dell’ “Allungamento Muscolare Globale Decompensato” con Pancafit®, indirizzata al trattamento della lombalgia cronica, si hanno indirettamente delle variazioni significative anche sulle patologie secondarie più frequenti dichiarate dai pazienti presenti nel gruppo di studio, data la globalità dell’approccio.
Inoltre si ipotizza un miglioramento della postura in relazione ai parametri monitorati, con una tendenza al riallineamento verso parametri ideali.
3. Materiali e Metodi
La ricerca si è svolta su un campione di 119 pazienti (72 donne 47 uomini), con un’età media di 57,3 anni.
Il totale dei pazienti è stato suddiviso in due gruppi:
  • Gruppo di lavoro, composto da 77 soggetti, a cui è stato somministrato il trattamento con la tecnica dell’AMGD con Pancafit.
  • Gruppo di controllo, composto da 42 soggetti, che non si sottoposto ad alcun trattamento ma è stato monitorato per un periodo di 10 settimane.

Tutti i pazienti facenti parte della ricerca sono stati inviati dai medici di base accompagnati da certificazione che attestava la cronicità della lombalgia. Sono stati creati criteri di inclusione ed esclusione, rigorosamente rispettati:

Criteri di inclusione:
Età superiore ai 40 anni, sia di sesso maschile che femminile, impegnati o non in lavori vari (impiegati, professionisti, casalinghe, disoccupati), non praticanti attività sportive agonistiche, con sintomi e diagnosi clinica di lombalgia cronica o lombosciatalgia cronica, diagnosticata dal medico curante o dallo specialista.
Criteri di esclusione:
Età inferiore ai 40 anni, presenza di tumori o metastasi vertebrali, fratture vertebrali, osteoporosi grave, TBC ossea, infezioni o infiammazioni in fase acuta, patologie con interessamento del sistema nervoso centrale, asma bronchiale grave, malattie autoimmuni in fase attiva, malattie reumatiche in fase acuta, ernie discali espulse sia lombari che cervicali, donne in gravidanza, soggetti con scoliosi strutturata con oltre 30° Cobb.
Un dato decisamente degno di stupore ed interesse è che il tempo medio di sofferenza in anni, dichiarato dai 119 soggetti risulta essere di 15,47 anni; un periodo di dolore cronico decisamente molto lungo. Questo fatto è giustificato dall’età media dei soggetti che risulta essere molto alta, quasi 60 anni.
La ricerca si è svolta in quattro fasi:
1) Prima fase: visita ed esami eseguiti con i test che seguono;
2) Fase intermedia: il gruppo di controllo ha eseguito un ciclo di 10 sedute della durata di 45 minuti con la tecnica dell’ AMGD con Pancafit®; il protocollo di lavoro è stato strutturato e costruito per ogni singolo paziente in relazione alla sequenza dei traumi subiti, alla cronologia dei somatici, alla tipologia del dolore, alla modalità di comparsa del dolore, ed in base all’ipotetica causa che ha scatenato il dolore lombare. La fase intermedia per il gruppo di controllo è stata limitata al mantenimento del normale stile di vita in assenza di qualsiasi trattamento specifico indirizzato al miglioramento della sintomatologia (es: fisioterapia, osteopatia, terapie strumentali, cure farmacologiche…).
3) Terza fase: visita finale ed esami eseguiti con gli stessi test della prima fase a cui fa seguito indagine statistica Test-t di Student per dare una misura della validità di questo metodo. Se il risultato ottenuto è > al 5% non è statisticamente significativo; tra il 5% e l’1% è statisticamente significativo; < all’1% è altamente significativo.

I risultati finali dei due gruppi (Pancafit® e controllo) sono stati confrontati tra loro per verificare eventuali cambiamenti.

4) Follow up: a distanza di sette mesi dal termine della ricerca è stato effettuato un follow up su tutti i 77 soggetti trattati con l’AGMD per verificare se e come si fosse modificata la situazione algica in questo intervallo di tempo.

I test effettuati nella prima fase e ripetuti al termine della ricerca comprendevano:

  1. Anamnesi medico-occupazionale ed esame posturale clinico;
  2. Valutazione del periodo medio della lombalgia cronica;
  3. Valutazione della mobilità articolare del tratto lombare in bending anteriore e laterale (Kendall F.P., Provance P.G.);
  4. Esame posturale alla verticale di Barrè eseguito su scoliosometro della ditta Chinesport (Udine) fotografato con macchina digitale;
  5. Confronto dell’altezza iniziale e finale;
  6. Esame baropodometrico statico e dinamico (analisi della distribuzione dei carichi, dell’indice d’asimmetria di rotazione e andamento del centro di pressione) e stabilometrico effettuato con la pedana DIASU, della ditta Diagnostic Support Srl (Roma);
  7. Scale di quantificazione soggettiva del dolore: VAS (Scala Analogica Visiva) e PPI (Present Pain Intensity Index);
  8. Questionari di valutazione percettiva del dolore: MPQ (McGuill Questionnaire) e QBPDS (Quebec Back Pain Disability Scale);
  9. Eventuali esami strumentali radiologici (radiografie e/o RMN del rachide lombare);
4. Risultati
I risultati sono stati estrapolati dalle tabelle previste, secondo il protocollo descritto e sono stati analizzati i seguenti test:
  • Questionari di valutazione percettiva del dolore: MPQ (McGuill Questionnaire) e QBPDS (Quebec Back Pain Disability);
  • Scale di quantificazione soggettiva del dolore: VAS (Scala Analogica Visiva) e PPI (Present Pain Intensity Index);
  • Scale Valutazione della mobilità articolare del tratto lombare in bending anteriore e laterale (Test di Flessione Anteriore TDFA e Test di Flessione Laterale TDFL a destra e a sinistra);
  • Esame posturale alla verticale di Barrè eseguito su scoliosometro;
  • Confronto dell’altezza iniziale e finale;
  • Esame baropodometrico statico (analisi della distribuzione dei carichi e allineamento dei baricentri);
- MPQ (McGill Pain Questionnaire) dà la possibilità di valutare dimensioni qualitative del dolore: consta di un insieme di 78 aggettivi descrittivi suddivisi in 20 gruppi, ciascuno dei quali contiene 6 termini di intensità disposti in modo crescente. Questi aggettivi rientrando a loro volta in 4 classi che definiscono le dimensioni dell’esperienza algica: la classe somatica (da 1 a 10), la classe affettiva (da 11 a 15), la classe valutativa-cognitiva (16), la classe miscellanea che contiene descrittorie sensoriali e affettive, (da 17 a 20).

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Grafico 1a-1b: Confronto tra MPQ iniziale e finale nei due diversi gruppi. I grafici evidenziano un guadagno medio in tutte e cinque le categorie per il gruppo Pancafit® mentre per il gruppo di controllo i valori iniziali sono rimasti invariati in tre classi e sono peggiorati nelle restanti due.

- QBPDS (Quebek Back Pain Disability Scale) per valutare l’influenza del dolore dal punto di vista delle disabilità. Dai grafici emergono le variazioni ottenute in entrambi i gruppi (grafici 2a e 2b).

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- La VAS (Visual Analogic Scale) è una scala analogica (o di confronto) e consiste nel paragonare l’ intensità del proprio dolore ad una grandezza fisica misurabile: la lunghezza. Si deve considerare lo zero come corrispondente a dolore zero (assenza di dolore) ed il valore 10 al massimo dolore immaginabile. Il dolore “attuale” si troverà in un punto qualsiasi fra questi due estremi, stabilito dal paziente stesso in funzione della intensità del dolore che egli prova. Dai grafici emergono le variazioni ottenute in entrambi i gruppi (grafici 3a e 3b).

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- La PPI (Present Pain Intensity Index) è una scala descrittiva di quantità del dolore: 1 dolore assente, 2 leggero, 3 dolore che mette a disagio, 4 dolore che angoscia; 5 dolore orribile, 6 dolore atroce. Dai grafici emergono le variazioni ottenute in entrambi i gruppi (grafici 4a e 4b).

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Nei test di flessione il miglioramento più significativo si è ottenuto nel bending anteriore rispetto a quello laterale dx e sn. Tale risultato è in linea con il tipo di lavoro che è stato svolto con i pazienti in quanto la riduzione delle retrazioni muscolari e la diminuzione del dolore permette un miglioramento della mobilità articolare e quindi del movimento.

I TDFL dx e sn mostrano guadagni molto simili; ciò è confortante, e significa che c’è stato un buon lavoro di riequilibrio della postura e che nulla e nessun esercizio è stato fatto in tal senso o allo scopo di migliorare tali parametri.

In generale entrambi tutti i test relativi alla flessione sono risultati altamente significativi al t-Test di student.

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Grafico 5a-5b: Variazioni ottenute nel test di flessione anteriore del busto (TDFA) nei due diversi gruppi.

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Grafico 6a-6b: Valori medi dei test di flessione anteriore e laterale del busto all’inizio e al termine dei trattamenti e guadagni medi ottenuti.

Anche la rilevazione dell’altezza è risultata interessante. I dati dimostrano come il gruppo trattato con la tecnica dell’a AMGD abbia ottenuto un aumento maggiore della statura (Graf. 7a-7b) dimostrando così una riduzione della compressione articolare grazie all’allungamento delle catene muscolari.

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Grafico 7a-7b: Variazioni ottenute nella misurazione della statura nei due diversi gruppi.

raggi81raggi91Risultati significativi si sono ottenuto anche sulla postura dove sono emersi numerosi cambiamenti positivi, come dimostrano le foto (Foto 1).

La pedana baropodometrica ha misurato i valori di carico in % all’inizio (T0) e fine trattamento (T10): il grafico sottostante mostra la % dei pazienti che hanno avuto un miglioramento o peggioramento della distribuzione del peso corporeo (Graf. 8).

PECULIARITA’ DI QUESTA RICERCA: I DOLORI SECONDARI
raggi101Per quanto riguarda gli altri dolori dichiarati dai pazienti esaminati, su 77 lombalgici, 46 di questi soffrivano anche di cervicalgia, 16 di dorsalgia, 15 di metatarsalgia, 14 di gonalgia, 12 di brachialgia, 7 di coxalgia e 7 di periartrite scapolo omerale (Grafico 9). Dunque, si evince che alcuni di questi accusavano almeno 2 o 3 dei somatici sopra descritti.

Ho deciso di prendere in considerazione, valutare e monitorare le 3 principali patologie lamentate dai pazienti: la cervicalgia, la dorsalgia e la metatarsalgia, con il relativo eventuale modificarsi nel corso delle terapie, utilizzando la stessa modalità di monitoraggio della lombalgia. I grafici sottostanti evidenziano i cambiamenti ottenuti al termine dei trattamenti (graf. 10 – 11 – 12).

Il dato importante che deve emergere è che nessuna delle patologie secondarie è stata trattata o presa volutamente in considerazione. Ma, essendo il corpo una “rete di catene” muscolari, fasciali e connettivali, indirettamente “subisce” il trattamento posturale, data la globalità del metodo.

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FOLLOW UP A DISTANZA DI 7 MESI

raggi121A distanza di sette mesi dal termine della ricerca è stato effettuato un follow up su tutti i 77 soggetti trattati con l’AMGD per valutare la reale efficacia del trattamento ed il mantenimento dei risultati ottenuti a distanza di tempo.

Dai dati raccolti emerge che non solo i benefici si sono mantenuti per la maggior parte dei soggetti ma per alcuni la situazione è ulteriormente migliorata nei mesi successivi alla fine delle sedute. Ciò dimostra come anche al termine del lavoro posturale si possano continuare ad ottenere degli effetti positivi.

5. Conclusioni

Analizzando i grafici che sono stati estrapolati dall’esame di tutte le tabelle previste dalla ricerca, si evince facilmente il valore dei risultati emersi.

Per quanto riguarda il gruppo di lavoro con l’AMGD, la scala VAS e la PPI relative alla lombalgia evidenziano un netto miglioramento della condizione di partenza; la statistica t-student esprime valori altamente significativi in ogni patologia che sia stata esaminata.Si evidenzia molto chiaramente anche la variazione in positivo della flessione del busto in avanti e lateralmente.
Anche i valori con la pedana stabilometrica sono degni di nota.
Ciò che invece più mi premeva evidenziare, è che oltre al miglioramento della principale patologia (la lombalgia) il trattamento posturale con il metodo dell’AMGD, ha agito su più fronti, proprio perché l’approccio posturale è ad approccio globale.
Infatti, le tavole mostrano il miglioramento di tutte le patologie prese in considerazione come patologie secondarie alla lombalgia.
Questo rafforza la mia convinzione che non la rende solo convinzione ma la possibilità del ripetersi di un fenomeno.
I pazienti che sono stati trattati avevano un’età media alta, quasi 60 anni, e la lombalgia, per molti di loro era presente da molti anni, ininterrottamente.
Questo insieme di condizioni non ha reso facile il rintracciare la vecchia causa e destrutturate una condizione fisica ormai cronica.
Ciò nonostante mi ritengo soddisfatto dei risultati.

Devo aggiungere che, se avessi dovuto agire al di fuori di un vincolo numerico e al di fuori di un progetto, i 77 pazienti avrebbero potuto usufruire (in relazione ad esigenze evidenziate da test specifici), anche di altri approcci (per esempio l’intervento dell’odontoiatra per una malocclusione), proprio nel rispetto dei concetti espressi in precedenza.
In altre parole, ogni forma di disturbo delle “entrate” del STP, sarebbero state trattate; quindi la componente odontoiatrica, il sistema visivo, l’apparato digerente, l’apparato genitale, etc, etc.
Questo è quanto faccio nella mia pratica quotidiana.

Ma, al fine di non interagire e di dimostrare la validità dell’AMGD, senza interferenze, nulla oltre a quanto è stato dichiarato, è stato fatto, proprio nel rispetto delle premesse.