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Metodo Raggi® e il Metodo McKenzie: due metodiche a confronto nel trattamento degli squilibri posturali e della lombalgie cronica con particolare attenzione al dolore
 
UNIVERSITA’ LA SAPIENZA di ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA

Tesi congiunta effettuata dai Dottori Stefano Vassallo (Formazione Metodo McKenzie), Antonino Agostino (Formazione Metodo Raggi®), Flavio Lassandro (Formazione Metodo McKenzie), Carmine Parmentola (Formazione Metodo Raggi®), Vincenzo Pisa (Formazione Metodo Raggi®), Lorenzo Argentino (Formazione Metodo McKenzie), William Sciacca (Formazione Metodo Raggi®),studenti del Master post-lauream inPosturologia c/o la 1a Facoltàdi Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2005/2006.

 
Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 57 pagine
 
1. Introduzione
La lombalgia colpisce otto persone su dieci, è il primo motivo di assenza dal lavoro ed è soprattutto “figlio legittimo della sedentarietà”… ma anche di una esasperata e scorretta attività fisica!
Praticamente tutti, almeno una volta nella vita anno sperimentato o sperimenteranno il mal di schiena in forme più o meno acute, sporadiche o ricorrenti.
L’incidenza del mal di schiena è in aumento e su questo fenomeno si sono avanzate molte interpretazioni, nessuna delle quali però è esauriente: in parte ciò è dovuto al fatto che la vita media si è allungata rispetto al passato anche se la fascia di età più colpita rimane quella che va dai 20 ai 65 anni; un altro motivo potrebbe essere il cambiamento del nostro stile di vita divenuto molto più sedentario rispetto a quello di qualche generazione fa; infine, un ruolo importante lo gioca di sicuramente la maggior attenzione alla propria salute tipica delle società più avanzate, che spinge a medicalizzare anche disturbi e condizioni che un tempo si accettavano con più serenità.
La mancanza di una forte evidenza scientifica che possa legittimare una risposta terapeutica univoca, determina la propensione ad orientare le modalità di intervento verso vari tipi di metodiche.
Ecco perché, questo tipo di lavoro di ricerca, va a mettere a confronto due metodiche di lavoro diverse…proprio per cercare di salvaguardare quel benessere psico-fisico tanto auspicato da tutti noi operanti nel settore e non.
Le due metodiche che andremo a raffrontare sono: il Metodo McKenzie ed il Metodo Raggi®, due interventi terapeutici di provata efficacia.
 
2. Scopo della ricerca
Senza alcuna pretesa vuole essere uno studio approfondito sulla tematica per offrire nuove esperienze e conoscenze, per venire incontro da una parte ai terapeuti che si trovano di fronte pazienti che soffrono di tale sintomatologia, dall’altra a dare a questi ultimi maggiori garanzie di successo. Infatti, oggi le persone che soffrono di questa sintomatologia sono numerose, quindi sul campo si trova un vasto bacino di reclutamento.
E’ un lavoro congiunto fatto su un campione di soggetti che si prestano volontariamente ad un protocollo terapeutico prestabilito, ma sempre adattato alla priorità del soggetto.
Il lavoro sperimentale mette a confronto due metodologie di approccio al problema: il metodo Pancafit® e il Metodo Mckenzie.
La comparazione tra i due metodi non vuole mettere in evidenza quale dei due sia il migliore, ma bensì offrire un contributo alla conoscenza e alla sperimentazione, grazie al confronto.
 
3. Materiali e Metodi
I soggetti che hanno partecipato a questa ricerca sono stati 96, misti tra uomini e donne, praticanti e non attività motoria, con stili di vita differenti, con quadro clinico differente e di età compresa tra i 30 ed i 65 anni.
Il campione d’indagine è stato diviso in due gruppi: il primo gruppo è stato sottoposto al trattamento con il Metodo Raggi® e la Pancafit®, il secondo gruppo è stato sottoposto al trattamento con il Metodo McKenzie. Il primo ad approccio “globale”, si avvale di esercizi effettuati su di un attrezzo, la Pancafit®, che permette grazie ai suoi differenti angoli di inclinazione, di stabilire l’intensità del lavoro. Il soggetto è disteso sull’attrezzo ed esegue un programma di lavoro. Il secondo puramente “biomeccanico” si focalizza sull’applicazione di un metodo di diagnosi e terapia meccanica alla colonna lombare, con esercizi eseguiti in posizione eretta o distesa.

La valutazione chinesiologica e posturale, le scale di valutazione del dolore, ed i tests, sono stati somministrati all’inizio della sperimentazione per valutare i seguenti parametri:

  • Dolore (QBPDS, VAS, PPI)
  • Flessibilità (banding anteriore e laterale)
  • Frecce e scapulum anteriore/posteriore
  • Altezza e verticale di barrè
I sopraccitati parametri sono stati rivalutati tutti alla fine del trattamento e nelle stesse condizioni ambientali per dare una certa attendibilità, ad eccezione del dolore che è stato rivalutato anche a metà del training terapeutico.
Il trattamento si è svolto in 10 sedute di un ora con cadenza settimanale. La raccolta dati, la valutazione chinesiologica e posturale, ed il training terapeutico sono stati svolti presso gli studi professionali e nelle strutture dove gli operatori esercitano la loro professione.
 
La ricerca è stata organizzata tenendo conto dei seguenti criteri di inclusione ed esclusione per entrambi i gruppi:
criteri di inclusione:
  • Età 30/65 anni
  • Presenza di dolore lombare da almeno 3 mesi
  • criteri di esclusione:
  • Polio
  • Tumori e fibromi
  • Malattie infettive e virali
  • Ernie espulse
  • Protesi e interventi chirurgici di osteosintesi
  • Donne in stato di gravidanza
  • Scoliosi strutturale oltre 30° Cobb
  • Osteporosi grave
  • Asma bronchiale grave
  • Patologie del sistema nervoso centrale
  • Età inferiore ai 30 anni o superiore ai 65
Infine è stata utilizzata una scheda di raccolta dei dati anamnestici come integrazione delle schede che utilizzano gli operatori dei due metodi durante la valutazione. Questa integrazione, è da noi voluta da un lato per cercare di avere un approccio anamnestico integrato delle due tecniche, dall’altro per avere una pari condizione nel confrontare i due metodi alla fine del trattamento.
 
4. Risultati
Il confronto tra i due metodi viene effettuato attraverso i parametri rappresentanti le medie aritmetiche dei valori in colonna.
vassallo.lassandro11 Il grafico attiene alla scala QBPDS in cui sono riportati i valori iniziali, intermedi e finali al trattamento (prime tre colonnine). Le colonnine blu rappresentano l’insieme dei valori Pancafit® mentre le colonnine rosse quelli del Metodo McKenzie. L’ultima colonnnina riporta il miglioramento medio ottenuto dai due metodi. Grazie alla riduzione dei piloni viene espresso l’abbassamento dei valori della scala QBPDS. Dalla prima colonnina si evidenziano dei valori di partenza similari che poi subiscono riduzione di valori come si può notare nei piloni a fine trattamento.
L’ultima colonnina esprime il miglioramento complessivo ottenuto che vede un margine migliorativo più alto della Pancafit® rispetto a McKenzie. Il risultato finale mette in evidenza l’abbassamento della soglia del dolore percepita dai pazienti trattati con il primo metodo.
vassallo.lassandro21
Il grafico attiene alla scala del dolore VAS in cui sono riportati i valori iniziali, intermedi e finali al trattamento (prime tre colonnine). Le colonnine blu rappresentano l’insieme dei valori Pancafit® mentre le colonnine rosse quelli del Metodo McKenzie. L’ultima colonnnina riporta il miglioramento medio ottenuto dai due metodi. Grazie alla riduzione dei piloni viene espresso l’abbassamento dei valori della scala VAS. Dalla prima colonnina si evidenziano dei valori di partenza similari che poi subiscono riduzione di valori come si può notare nei piloni a fine trattamento.
L’ultima colonnina esprime il miglioramento complessivo ottenuto che vede un margine migliorativo più alto della Pancafit® rispetto a McKenzie. Il risultato finale mette in evidenza l’abbassamento della soglia del dolore percepita dai pazienti trattati con il primo metodo.
vassallo.lassandro31 Il grafico attiene alla scala del dolore PPI in cui sono riportati i valori iniziali, intermedi e finali al trattamento (prime tre colonnine). Le colonnine blu rappresentano l’insieme dei valori Pancafit® mentre le colonnine rosse quelli del Metodo McKenzie. L’ultima colonnnina riporta il miglioramento medio ottenuto dai due metodi. Grazie alla riduzione dei piloni viene espresso l’abbassamento dei valori della scala PPI. Dalla prima colonnina si evidenziano dei valori di partenza similari che poi subiscono riduzione di valori come si può notare nei piloni a fine trattamento.
L’ultima colonnina esprime il miglioramento complessivo ottenuto che vede un margine migliorativo più alto della Pancafit® rispetto a McKenzie. Il risultato finale mette in evidenza l’abbassamento della soglia del dolore percepita dai pazienti trattati con il primo metodo.
vassallo.lassandro41 Il grafico contiene 4 gruppi di colonnine che attengono ai miglioramenti medi delle Altezze e della Verticale di Barrè e delle rispettive deviazioni standard dei due paramentri. Il metodo Pancafit® è rappresentato dalle colonnine blu e McKenzie dalle colonnine rosse.
La prima coppia di colonnine riguarda il miglioramento medio delle altezze e come si può notare vi è un lieve miglioramento del pilone in blu.
La seconda coppia di colonnine riguarda il miglioramento medio delle verticali di barrè e anche in questo caso i risultati raccolti danno ragione al metodo Pancafit®.
Le restanti due coppie di piloni esprimono la qualità dei risultati ottenuti attraverso il paramento statistico della deviazione standard. Il risultato mette in evidenza ancora una volta la maggiore incidenza del Metodo Raggi® sui risultati.
vassallo.lassandro51 Il grafico contiene 4 gruppi di colonnine che attengono ai miglioramenti medi delle Frecce cervicali e lombari e delle rispettive deviazioni standard dei due parametri.
Il metodo Pancafit® è rappresentato dalle colonnine blu e McKenzie dalle colonnine rosse.
La prima coppia di colonnine riguarda il miglioramento medio delle frecce cervicali e come si può notare vi è un marcato miglioramento del pilone in blu.
La seconda coppia di colonnine riguarda il miglioramento medio delle frecce lombari e anche in questo caso i risultati confermano la maggiore incidenza del metodo Pancafit®.
Le restanti due coppie di piloni esprimono la qualità dei risultati ottenuti attraverso il paramento statistico della deviazione standard. Il risultato mette in evidenza ancora una volta la maggiore incidenza del Metodo Raggi® sui risultati.
vassallo.lassandro61 Il grafico riporta i valori medi relativi al Bending Anteriore Metodo Raggi® e Metodo McKenzie e i rispettivi Bending Laterali dx e sx.
Sono riportate le tre coppie di colonnine, di cui la prima esprime i miglioramenti ottenuti dai due metodi nel bending anteriore e possiamo osservare che il miglioramento è più incisivo attraverso il Metodo Raggi®.
Le restanti due coppie di colonnine rappresentano la media aritmetica dei miglioramenti del Bending Laterale. Il grafico di sintesi dei dati raccolti mostra che, rispetto al bending laterale, McKenzie ha prodotto miglioramenti medi migliori.
I risultati ottenuti dalle deviazioni standard hanno dimostrato che il Metodo McKenzie su determinati pazienti ha un’incisività più alta rispetto al metodo Pancafit®, soprattutto per il bending anteriore e laterale sinistro.
Tuttavia da l test di attendibilità con il T di student i parametri inerenti la flessibilità sono risultati poco attendibili.
Come risulta dalle tabella di elaborazione dei dati il miglioramento del parametro del dolore è evidente. Per quanto riguarda i pazienti trattati con il Metodo McKenzie si è riscontrato come tale intervento terapeutico sia molto utile per il lombalgico che abbia però riferito cause di tipo biomeccanico.
Dalla maggior parte delle schede di raccolta dati è emerso come dato costante, da non sottovalutare, il valore dello stress attribuito soggettivamente dal paziente.
Sicuramente questo tipo di esercizi ha un ruolo benefico nel trattamento ma se a questo si aggiunge uno stato emotivo negativo e, ancor più, uno stile di vita stressante, la sintomatologia potrebbe ripresentarsi così come è avvenuto in alcuni casi.
Inoltre la ripetizione degli esercizi a casa è un accorgimento che purtroppo non viene sempre rispettato dalla maggior parte dei pazienti, e questo può minare la riuscita ottimale del trattamento.
 
5. Conclusioni
Dal confronto del lavoro congiunto dei due gruppi è emersa la legittima validità dei due tipi di trattamento, considerando che applicando entrambi si è riscontrato un miglioramento dei parametri analizzati seppur con tempi e modi differenti.
Tali variazioni sono state notate attraverso i parametri statistici della media aritmetica, deviazione standard e il test “t” di Student, quest’ultimo decisamente chiarificatore.
Dallo studio emerge, infatti, che con il calcolo probabilistico rilevato col test t di student vi è una causalità dei risultati ottenuti estendibili, dal campione all’intera popolazione per la maggior parte dei parametri.
E’ vero comunque, che le variazioni degli indici statistici, possono derivare da parte di entrambi i gruppi di lavoro, dalle sole applicazioni delle tecniche base delle singole metodiche.
A conclusione del nostro lavoro di ricerca possiamo affermare che il Metodo Raggi® su Pancafit® produce miglioramenti rilevanti sui parametri del dolore, mentre in altri parametri il confronto è ravvicinato. Inoltre il Metodo Raggi® essendo un metodo globale, in quanto è alla ricerca delle cause, non agisce solamente sul sintomo, quindi, risulta essere un valido approccio nella prevenzione delle rachialgie e della percezione che il paziente deve sviluppare della propria corretta postura.
Infine, noi siamo dell’avviso che la sperimentazione e la ricerca sono una ricchezza per gli operatori del settore, ma soprattutto, per i pazienti che si rivolgono a questi ultimi. Quindi per il futuro si auspica una maggiore integrazione e collaborazione dei cultori della materia, in cui il fulcro dei risultati raggiunti, sia il paziente e il suo benessere. In conclusione pensiamo che la collaborazione tra le due tecniche sia la migliore arma possibile per superare limiti ed ostacoli nel trattamento.