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Metodiche a confronto nel trattamento dei limiti funzionali della spalla con particolare attenzione alla valutazione della marcia sul posto
 
UNIVERSITA’ LA SAPIENZA DI ROMA MASTER IN POSTUROLOGIA
 

Tesi effettuata dai dottori in Fisioterapia e Scienze Motorie Emanuele Passoni, Rosa Maria Cioè, Delia Trotta, Silvia Marotta, Roberta Femia, Cinzia Ingenito (Formazione Metodo Raggi®), studenti del Master post-lauream in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia – Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, A.A. 2007/2008

Questo è un abstract della tesi, il cui testo originale è composto da 53 pagine.
 
1. Introduzione
Numerose patologie degenerative dei tessuti periarticolari della spalla si riscontrano nell’età adulta e in quella senile. La letteratura scientifica indica una rilevanza notevole fra perdita della mobilità articolare e insorgenza delle patologie degenerative dell’articolazione gleno-omerale; se ne deduce quindi che eventuali retrazioni e perdita di mobilità devono essere trattate anche se asintomatiche, visto che frequentemente degenerano in patologie croniche.
Questo studio si propone di confrontare due metodologie riabilitative, PNF e il Metodo Raggi®, nel recupero della mobilità dell’articolazione gleno-omerale esemplificata con l’extrarotazione.
Lo studio non si limiterà solamente alla valutazione dell’articolarità ma anche della postura globale del soggetto prima e dopo il trattamento. Infatti, quando si utilizzano tecniche articolatorie segmentali, molto spesso il guadagno raggiunto è dovuto principalmente a compensi attivati da distretti corporei più o meno vicini all’articolazione e non dal reale guadagno in termini di elasticità dei tessuti articolari. Ciò provoca una perturbazione globale della postura con un suo progressivo peggioramento. Inoltre i risultati in termini di articolarità guadagnata non sono stazionari ma tendono a ritornare allo stato iniziale.
 
2. Materiali e metodi
Sono stati sviluppati due progetti riabilitativi per le problematiche di limitazione articolare dell’articolazione gleno-omerale con le due metodiche: PNF e il Metodo Raggi®.
Il ciclo di trattamenti con entrambe le metodiche ha avuto una durata totale di 2 mesi circa (febbraio–marzo).
Sono stati reclutati 42 soggetti tra 30 e 70 anni sofferenti di limitazione articolare in extrarotazione dell’articolazione gleno-omerale inferiore a 70°. Sono stati divisi in due gruppi: 18 soggetti trattati secondo la metodologia Raggi, 24 secondo la metodologia PNF.
Il numero delle terapie è stato di 8 a cadenza mono-settimanale per il Metodo Raggi® e 8 a cadenza bi-settimanale per il metodo PNF, per la durata di 40 minuti circa.
 
Criteri di esclusione:
Tumori, TBC, ernie cervicali espulse conclamate, Scoliosi gravi (oltre 30°), terapia farmacologica antalgica o miorilassante in atto, gravidanza, interventi chirurgici già subiti, terapie in atto, condizioni meccaniche articolari irreversibili.
 
Criteri di inclusione:
Stati infiammatori in atto, fasi acute in atto, fasi croniche in atto, borsiti, tendinite, conflitti
Prima dell’inizio del trattamento per ogni soggetto è stata valutata:
La capacità di extrarotazione della articolazione gleno-omerale;
Le frecce cervicali e lombari;
Test della marcia;
Quantificazione dei dolori articolari presenti (VAS e QBPDS);
Baropodometria e stabilometria con pedana Lizard
 
3. Risultati
Una settimana dopo la fine del ciclo di trattamenti i soggetti sono stati rivalutati secondo le stesse modalità già elencate.
Per quanto concerne lo studio che abbiamo affrontato sui due metodi a confronto, relativamente all’analisi della marcia sul posto, possiamo affermare che: si sono avuti risultati positivi di miglioramento dello spin nel 30% dei pazienti trattati con Metodo Raggi® e nel 50% dei pazienti trattati con metodo PNF; un peggioramento nel 18% dei pazienti trattati con metodo PNF e nessuno peggioramento nei pazienti trattati con Metodo Raggi®; sono rimasti nella condizione iniziale, quindi inalterata, il 70% dei pazienti trattati con Metodo Raggi® e il 32% dei pazienti trattati con metodo PNF.
251 Il grafico dimostra (Grafico 1) maggiori risultati positivi per i soggetti trattati con metodo PNF.
Notiamo anche una percentuale di soggetti che hanno avuto un peggioramento con tale metodica, cosa che non si è verificata nel campione trattato con Metodo Raggi®. Il PNF, essendo un trattamento segmentario, che richiede una contrazione massimale, potrebbe aver determinato l’instaurarsi di maggior tensioni muscolari; infatti, durante l’esecuzione dell’esercizio PNF, alcuni soggetti presentavano dolore alla spalla determinando un peggioramento durante l’esecuzione del test della marcia sul posto per maggior ipertono. Ciò non si è verificato nei soggetti trattati con Metodo Raggi® in quanto è un lavoro eseguito totalmente in postura decompensata globale, dove non si va mai ad evocare la componente dolore.
Per quanto riguarda le misurazioni delle frecce vertebrali prima e dopo i trattamenti con le due metodiche utilizzate dal nostro gruppo si può notare che: non ci sono stati cambiamenti nel 70% dei casi sul tratto cervicale e nell’80% dei casi sul tratto lombare utilizzando il Metodo Raggi®; non ci sono stati cambiamenti nel 40% dei casi sul tratto cervicale e nel 60% dei casi sul tratto lombare utilizzando il metodo PNF. Sulla curva cervicale ci sono stati miglioramenti nell’11% dei casi con il Metodo Raggi® e nel 20% dei casi con il metodo PNF. Sulla curva lombare ci sono stati miglioramenti nell’11% dei casi con Metodo Raggi® e nel 20% con il metodo PNF.
I peggioramenti sul tratto cervicale sono stati nell’11% con Metodo Raggi® e nel 5% con PNF. I peggioramenti sulla curva lombare sono stati nel 5% con Metodo Raggi® e nel 5% con PNF.
passoni21Partendo dalla lettura dei grafici qui sopra ottenuti (Grafico 2a-2b) possiamo considerare che con entrambe le metodiche di trattamento utilizzate e su entrambe le curve analizzate, sono rimaste numerose situazioni invariate all’interno della nostra casistica.
Per quanto riguarda tuttavia i cambiamenti ottenuti, possiamo considerare che il numero maggiore di risultati positivi è emerso con il metodo PNF, in 2 casi si è inoltre ottenuta una curva lombare prima inesistente. Con entrambe le metodiche, inoltre, non si sono ottenuti sostanziali peggioramenti, i valori ottenuti dopo i trattamenti comunque non oscillavano in grande misura dal range di normalità considerato.
281Mettendo a confronto quindi i risultati possiamo dedurre che il Metodo Raggi®, per quanto riguarda il miglioramento dell’escursione articolare, ha registrato risultati sempre positivi in tutti i soggetti trattati e con margini di miglioramento dell’extrarotazione migliori rispetto al trattamento PNF (Grafico 4).
Dall’osservazione baropodometrica e stabilometrica, considerando i risultati ottenuti si evince come la metodica Raggi ottenga risultati migliori rispetto la metodica PNF dal punto di vista baropodometrico e stabilometrico.
Nella valutazione dei dolori secondari, dalla scala VAS come la maggioranza dei casi ha dimostrato, il Metodo Raggi® è risultato molto efficace anche nel miglioramento, e in alcuni casi risoluzione, di uno o più dolori secondari inizialmente segnalati dai pazienti. Pur non intervenendo direttamente sulle aree interessate dai dolori secondari, il lavoro eseguito tramite postura decompensata ha permesso il coinvolgimento dell’intera struttura corporea portando al riequilibrio posturale globale.
301Dal confronto dei risultati si può notare come entrambi i metodi abbiano portato ad una significativa percentuale di miglioramento dei dolori secondari nei pazienti trattati.
Tuttavia il Metodo Raggi®, oltre a presentare una maggiore percentuale di miglioramento (67%, contro il 50% del metodo PNF), mostra un livello di peggioramento molto basso (5%) rispetto al metodo tradizionale fisioterapico (12%) (Grafico 5).
I risultati confermano quindi l’efficacia del lavoro in postura decompensata del Metodo Raggi®.
 
4. Conclusioni
Il lavoro presentato si proponeva come scopo quello di dimostrare, attraverso il confronto tra modalità di valutazioni differenti (Metodo Raggi® e PNF Kabat), quale potesse essere più efficace nel trattamento della spalla con limite funzionale. La scelta di finalizzare i lavori al miglioramento della funzionalità di questa articolazione è stata dettata dalla necessità di trovare trattamenti efficaci che possano aiutare a prevenire numerose patologie degenerative dell’arto in questione.
Abbiamo così deciso di confrontare i risultati dei trattamenti delle due metodiche attraverso l’analisi di 6 tests differenti.
Dallo sviluppo delle nostre relazioni abbiamo potuto constatare che in alcuni tests, quali marcia sul posto e frecce vertebrale, il metodo PNF ha raggiunto maggiori risultati positivi anche se si sono ottenuti nel contempo maggiori risultati negativi. Il suddetto metodo potrebbe incidere in maniera negativa su alcuni soggetti, in quanto richiedendo esercizi in “contrazione massimale” può portare ulteriori tensioni muscolari determinando maggior ipertono.
Diversamente nel Metodo Raggi®, grazie ad un lavoro in postura globale decompensata attraverso il riequilibrio delle tensioni muscolari, la respirazione ed il controllo dei compensi, raramente si sono ottenuti risultati negativi.
I dati relativi alla flessibilità ed alla mobilità della spalla depongono a favore del Metodo Raggi® con Pancafit®. Inoltre la Metodica Raggi ha dimostrato una buona validità del trattamento non solo sotto l’aspetto funzionale ma anche sotto l’aspetto del dolore, non solo relativo al dolore primario ma anche a quello secondario, lontano dalla sintomatologia della spalla ed apparentemente senza nessun collegamento.